Minori a rischio povertà, anche culturale

Bologna, 16 set. – “Nel nostro Paese l’attenzione alla povertà minorile è insufficiente e, malgrado gli impegni internazionali assunti dall’Italia, le strategie di contrasto poste in essere sono  inadeguate”. A lanciare l’allarme è Luigi Fadiga, garante per l’infanzia e l’adolescenza dell’Emilia Romagna, ascoltato l’11 settembre in un’audizione dalla Commissione parlamentare congiunta per l’infanzia e l’adolescenza presieduta da Sandra Zampa.

In particolare, Fadiga ha posto l’accento sulla “povertà educativa” dei minori, spesso sottovalutata dall’opinione pubblica e sacrificata ad altre priorita’ da parte delle istituzioni”. Viceversa, ha continuato, “non si puo’ negare a priori una correlazione tra povertà e disagio nelle sue varie forme, comprensive del disadattamento e dei comportamenti socialmente inaccettabili come il bullismo”.

A suo avviso, “non si può ignorare il fatto che un bambino che vive in una famiglia non in grado per ragioni economiche o culturali di offrirgli un ambiente stimolante è a rischio di discriminazione e di esclusione sociale fin dai primi anni di vita. E ciò si concretizza se quella carenza anche incolpevole a livello familiare non trova servizi integrati adeguati e contrappesi nel sistema educativo complessivamente considerato”.
Una prima mancanza secondo il garante dei minori si trova nella legge. “Nel codice civile viene sancito il diritto del bambino e dell’adolescente ad apprendere, sperimentare, sviluppare e far fiorire liberamente capacità, talenti e aspirazioni- ha sottolineato Fadiga- ma tuttavia i destinatari
del comando giuridico sono i genitori, e non anche invece come dovrebbe essere, le istituzioni e la comunità”. Ecco perché è necessario che “strumenti normativi e amministrativi vengano individuati per porre a carico anche delle istituzioni quel comando, e ciò deve valere sia per lo Stato che per le Regioni”.

E con tali norme non basta “accordare aiuti appropriati ai genitori ma provvedere alla creazione di istituzioni e servizi aventi il compito di vigilare sul benessere del fanciullo, specialmente davanti al fortissimo divario di opportunità educative tra le regioni italiane”. E l’Emilia-Romagna? Se da una parte “la situazione dei minorenni in regione appare per certi versi privilegiata- ha avvertito Fadiga- dall’altro permangono situazioni dove il rischio di povertà è presente, in particolare tra i minori stranieri e Rom”. In particolare, “i minori Rom sono quelli più a rischio fin dai primi anni di vita perché la cittadinanza europea di molti accentua un nomadismo pendolare delle famiglie che, poverissime, pur libere di entrare in Italia difficilmente riescono a raggiungere i requisiti per la residenza e, di conseguenza, per loro è difficile usufruire pienamente dei servizi e delle facilitazioni previste per i non abbienti come, per esempio, la retta di iscrizione e la refezione scolastica”. Per quanto riguarda i minori stranieri residenti, “la mancanza della cittadinanza italiana, anche se si tratta di bambini nati in Italia, e l’ambiente familiare, spesso povero di  stimolazioni, costituiscono ostacoli a una piena integrazione, e possono ipotecare il loro futuro”, ha spiegato il garante secondo cui “i dati sul ritardo scolastico confermano queste osservazioni”.

Nella scuola primaria e secondaria di primo grado gli alunni italiani in ritardo sono il 7,6%, mentre gli stranieri il 54,7%. Nella secondaria il ritardo degli stranieri raggiunge il 63,8% contro il 21,8% degli italiani. La soluzione? “Le classi a tempo pieno nella scuola secondaria di primo grado- ha suggerito Fadiga- In Emilia-Romagna sono solo il 7% del totale, mentre il ruolo della scuola media è di capitale importanza per contrastare l’esclusione sociale e la devianza minorile, compreso il bullismo”.

(Dires – Redattore Sociale)

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