Minerbio. Snam espropria i campi ma non riconosce nulla al contadino

Minerbio, 12 apr. – Sauro Scacchetti è un contadino di Minerbio. Insieme alla moglie, dai primi anni Novanta, lavora i campi che si trovano nelle immediate vicinanze della centrale di stoccaggio e compressione gas di Snam e su quei terreni, di proprietà del Comune di Bologna, produce patate, cipolle e radicchi. Dal 2014, per Sacchetti e moglie, è iniziato un incubo.

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      Il contadino contro la multinazionale

Nell’estate del 2014 il Ministero dello Sviluppo economico ha approvato il decreto di esproprio di oltre la metà dei terreni che Scacchetti lavorava: su quei 16 ettari (su circa 20 totali che il contadino aveva in affitto) Snam doveva realizzare la nuova centrale di compressione del gas, in grado di aumentare la capacità di trasporto così da consentire ai propri clienti di commercializzare il gas naturale ben oltre i confini del Paese. Al Comune di Bologna, proprietario dei terreni, Snam riconosce un indennizzo di poco meno di 490 mila euro; a Scacchetti nemmeno un euro. Sebbene quei terreni fossero lavorati e in produzione, al fittavolo non spetta alcun indennizzo secondo Snam, multinazionale che fattura oltre 2 miliardi di euro con un utile netto, nel 2018, di oltre 800 milioni.

Scacchetti si rivolge allo studio dell’avvocato bolognese Federico Gualandi che presenta ricorso alla Corte d’appello, competente per quanto riguarda gli espropri. Nel maggio del 2017 la prima sezione civile, presieduta dal giudice Fausto Casari, respinge il ricorso di Scacchetti, avvallando l’interpretazione di Snam del Testo unico Espropri, secondo la quale essendo un esproprio per la realizzazione di un’opera privata non si era obbligati a risarcire il fittavolo. Alla famiglia Scacchetti è caduto il mondo addosso: senza più la maggior parte dei terreni, con le spese da sostenere e onorare, i debiti che crescevano, è iniziato un periodo molto difficile, fatto di problemi di salute dovuti allo stress e impossibilità a lavorare. “Io mi chiedo come è possibile, secondo quale legge tu puoi umiliare una persona” dice Scacchetti con gli occhi che si fanno lucidi. “Ci hanno tagliato le gambe, ci hanno quasi ammazzato” dice mentre passeggia per i campi a pochi metri da uno dei cluster dell’impianto di stoccaggio del metano.

Contro la decisione della Corte, l’avvocato Gualandi ha promosso un ricorso in Cassazione, pagando di tasca propria quanto necessario per l’istruzione della pratica, per non gravare sull’assistito. Nei prossimi mesi, forse un paio di anni, la Cassazione si pronuncerà. L’avvocato Sara Garagnani, dello studio Gualandi, ha assistito il signor Scacchetti: “Snam sta strumentalizzando una norma scritta male (il TU Espropri, ndr) in modo da avere un maggior utile”. “Noi riteniamo che siano stati violati i diritti inviolabili del cittadino, come quello al lavoro e alla fruizione dei beni. Siamo pronti a ricorrere anche alla Corte Europea dei Diritti Umani” ha detto l’avvocato Garagnani.

Ora Scacchetti ha ripreso a coltivare i campi rimasti attorno alla nuova centrale. Circa 10 ettari, “comprese le tare”, le zone che non si possono coltivare. Campi che conosce come le proprie tasche, avendoli coltivati per oltre 20 anni, e di cui sa, come si dice, vita morte e miracoli. E andando indietro con la memoria all’estate del 2011, “quella prima del terremoto (del 20 e 29 maggio 2012, ndr)” Scacchetti racconta di avere trovato un mattina, “tra luglio e agosto”, il campo allagato. “Dovevamo iniziare a raccogliere le prime patate e nel campo di fianco, dove c’era stato il grano, poi trebbiato, avevamo messo i cassoni da riempire di patate e da caricare sul camion” racconta. Tutto era stato preparato la sera prima, ma alla mattina aveva dovuto spostare le attrezzature di qualche decina di metri perché dal sottosuolo era sgorgata dell’acqua. Un fenomeno singolare a cui si è aggiunto anche il fatto che l’acqua del pozzo che utilizzavano per pulire le verdure, solitamente gelida, quell’anno era tiepida. “Quell’anno”, il 2011, oltre ad essere l’anno che ha preceduto le scosse di terremoto del 20 e 29 maggio, è anche stato quello in cui Snam e Stogit hanno fatto il primo e unico esperimento di sovrappressione, immettendo nel sottosuolo di Minerbio circa 356 milioni di metri cubi in più di metano rispetto a quello che nei milioni di anni precedenti si era accumulato. “Come faccio a fidarmi di quelli che mi fanno qui sotto, se qui sopra mi hanno fatto questo?” si chiede.

Un dettaglio che però interessa solo marginalmente a Scacchetti, impegnato in quella che è diventata una lotta per la dignità e la vita contro la multinazionale che non vuole riconoscergli nemmeno il risarcimento per quanto seminato e mai raccolto.

 

La replica di Snam

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