Minacce al figlio, Ciancimino smette di testimoniare

10 ago. – “Le colpe dei padri infami e traditori ricadranno sui figli – lei ed i suoi complici siete stati avvisati da troppo tempo lei e i suoi amici magistrati sarete causa di tutto”. Poche ma chiare parole scritte su un foglio inserito in una busta con un proiettile di carabina. La missiva, arrivata lunedì, per la prima volta era indirizzata a Vito Andrea Ciancimino. E’ proprio il riferimento al figlio a far cambiare idea a Massimo Ciancimino, che da tempo testimonia per diverse procure italiane raccontando di affari e legami del padre Vito, ex sindaco di Palermo, condannato per mafia. Basta, niente più dichiarazioni, niente più presentazioni pubbliche del libro Don Vito, scritto insieme a Francesco La Licata. “Sulle minacce indirizzate a me ho pure scherzato sopra, le ho sempre messe in conto” – ha dichiarato Massimo Ciancimino ai nostri microfoni – “purtroppo l’attenzione degli organi dello stato verso i testi – come me – Spatuzza – che stanno cercando di rompere il muro dell’omertà, non c’è. C’è isolamento, anche civile. Abbiamo visto il risultato del tentativo di iscrizione di mio figlio in una scuola di Bologna“.
Ora, smettendo di testimoniare “Sarò anch’io chiamato eroe, da gente come Dell’Utri, che considera l’omertà e il silenzio un valore” – ha ironizzato.
Ciancimino ha poi criticato “il silenzio delle istituzioni verso un bambino di cinque anni e mezzo, come se si potesse dare a mio figlio già un volto politico. C’è stata solidarietà a sinistra come se mio figlio ricoprisse un interesse o svolgesse un compito politico”.
Per la lettera di minacce è stata sporta denuncia alla Procura di Palermo.

Ascolta l’intervista massimo_ciancimino

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