In mille al corteo dei migranti: “Su la testa”

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Bologna, 1 mar. – Hanno sfilato in mille questo pomeriggio da piazza dell’Unità al Nettuno nella giornata di mobilitazione dei migranti. In testa al corteo lo striscione del Coordinamento migranti di Bologna e Provincia: “Su la testa. Il primo marzo dei migranti è un’occasione per tutt*”.

Il corteo del Primo marzo bolognese parte poco prima delle 16. Sono alcune centinaia i manifestanti, in larga parte lavoratori migranti e attivisti di associazioni e centri sociali. In testa ci sono i rappresentanti del coordinamento, che prendono la parola a turno per ribadire le ragioni della mobilitazione. Le stesse ripetute nei cartelli bianchi e gialli portati a mano dai manifestanti: “Basta sfruttamento”, “Basta Cie”, “Per un permesso di soggiorno slegato dal lavoro e dal salario”. “Bossi e Fini, assassini” viene gridato a più riprese.

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In corteo sfilano gli attivisti dei centri sociali Tpo e Làbas insieme ai sindacalisti dell’ADL Cobas, i militanti di Xm24 insieme agli studenti della Scuola di Italiano per Migranti a pochi passi dalla crew di On The Move, il laboratorio di rap nato all’interno del centro sociale di via Fioravanti. Più dietro le bandiere degli anarchici del Berneri e quelle dei Cobas della scuola.

In coda, distanziato di qualche passo dal resto del corteo, c’è lo spezzone autonomo aperto dallo striscione “Bologna meticcia e antagonista. Sollevazione” : Crash, Cua, Hobo insieme al Si Cobas hanno scelto di partecipare al corteo pur non avendo condiviso l’intero percorso organizzativo. Qualche differenza di visione e di lettura rispetto alle altre sigle ma la volontà di esserci e sfilare. Con loro i facchini del consorzio Sgb. “La lotta paga” dicono con il sorriso: la trattativa con Legacoop e Prefettura, dopo mesi di muro contro muro, sembra aver preso una piega positiva e all’orizzonte sembrano esserci soluzioni per tutti i lavoratori licenziati dopo i blocchi della primavera scorsa.

Il corteo sfila dritto su per via Indipendenza. Sotto il Pincio gli attivisti di Labas srotolano uno striscione “Our Europe is without borders”. Poco più in su, all’altezza dell’incrocio con via dei Mille, entrano gli occupanti di via Irnerio 53: famiglie di migranti, studenti e lavoratori sotto le bandiere di Asia Usb.

“La Bossi-Fini ha ucciso i nostri fratelli. Aboliamola” grida un ragazzo eritreo prima di passare il microfono ad un altro giovane che arringa in arabo il corteo. “Basta sfruttamento dei migranti”, “vogliamo solo la nostra dignità”: questi gli slogan declinati in un italiano stentato o nelle lingue madri. Nigeriani, marocchini, bengalesi, italiani: tutti in piazza per chiedere la cancellazione della legge Bossi-Fini, la chiusura dei centri di identificazione ed espulsione, di slegare il permesso di soggiorno dal contratto di lavoro. “I nostri figli sono nati qui ma non possono avere la cittadinanza. E’ giusto questo?” si chiedono in corteo. E poi ancora: una legge sul diritto d’asilo che tuteli realmente richiedenti e rifugiati e l’accesso universale alle cure sanitarie.

Nella folla dei Tdays, il corteo sale fino a via Rizzoli, tra qualche foto dei curiosi che sotto i portici guardano sfilare i compagni di lavoro e di scuola, e chi infastidito dal rumore degli slogan urlati dagli impianti di amplificazione corre veloce verso la stazione. Sotto palazzo Re Enzo si esibiscono per l’ultima volta gli On The Move: “Cambiano leggi e governi, presidenti, ma qui gli inverni sono sempre più freddi” cantano Fech e Dies mentre il corteo si scioglie.

 

 

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Qua sotto alcune immagini del corteo.

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