Migranti. Ora l’accoglienza è nelle mani dei Comuni, ma c’è chi dice no

L’assessore al welfare Luca Rizzo Nervo

Bologna, 22 mar. – Dai Cas, i centri di accoglienza straordinaria, allo Spar, il sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. Se prima era la Prefettura a pubblicare gli avvisi per l’accoglienza in base ai posti richiesti da Roma ora sarà il Comune di Bologna a fare da capofila nella progettazione dell’accoglienza e a gestire direttamente i fondi che prima venivano indirizzati direttamente alle cooperative vincitrici.

Da sistema emergenziale gestito dalla Prefettura quindi ad una accoglienza in rete più stabile che punta all’integrazione e all’inclusione. Ma non tutti sono d’accordo. Se gran parte dei Comuni ha aderito ad un bando gestito da Bologna, i sindaci di Sant’Agata Bolognese e San Giovanni in Persiceto si dicono infatti titubanti.  Chi non aderirà al bando non sarà però escluso dall’accoglienza tanto che continuerà ad essere la Prefettura ad occuparsi della gestione dei Cas.

In totale nei prossimi tre anni saranno attivati a Bologna e provincia 3 mila Sprar. Non si tratta di nuovi arrivi, ma di progetti di accoglienza gestiti dai Comuni che gradualmente, man mano che saranno attivati, sostituiranno i vecchi progetti di accoglienza straordinaria in mano alla Prefettura.

 Cosa cambierà lo ha spiegato l’assessore al Welfare del Comune di Bologna Luca Rizzo Nervo.

“Vi sono dunque due possibilità – ha spiegato in question time l’assessore Luca Rizzo Nervo – o i Comuni si attrezzano attraverso il sistema Sprar e gli strumenti che lo Sprar a differenza del Cas dà, oppure c’è la supplenza delle prefetture, nessuno può chiamarsi fuori dal sistema. La nostra scelta è quella di aderire al sistema Sprar, di allargare un sistema Sprar dentro il quale già siamo. Conterà su base triennale una previsione di 3.000 posti, nel primo anno saranno 1.347 per poi essere implementati nei due anni successivi, fino a raggiungere, auspicabilmente, i 2.361 previsti dal piano per quanto riguarda l’area di Bologna, più i posti minori. Per dare una soluzione anche qui unitaria al tema dei minori stranieri non accompagnati. Ci si riserva, prima della pubblicazione, una riparametrazione sulla base dei comuni non aderenti, che entro la giornata di oggi o massimo di lunedì sapremo quali saranno. Si tratta di posti che perlopiù sono già attivati, non sono tutti posti nuovi, ma col sistema dei Cas; la loro trasformazione all’interno del sistema Sprar consentirà ai comuni un maggiore protagonismo nel sistema d’accoglienza e strumenti maggiori per un’effettiva integrazione dei rifugiati e richiedenti asilo.
Trattandosi di evidenza pubblica saranno gli esiti di questa che determineranno quali attuali Cas verranno trasformati in Sprar. Dipenderà dalle candidature, dalle valutazioni che le commissioni preposte effettueranno. Ci si è dati però un criterio di fondo, che per il momento mantiene in capo alla Prefettura i Cas realizzati in grandi strutture collettive, valutando progressivamente il loro eventuale superamento. Quindi invece dedicando lo Sprar in particolare alle situazioni di accoglienza diffusa di piccole situazioni di accoglienza. E’ previsto anche l’ampliamento dello Sprar minori, fino a 350 posti, perseguendo l’obiettivo di ritradurre all’interno del sistema le accoglienze che oggi vengono realizzate in comunità educative del sistema territoriale, che molto spesso hanno costi ben superiori allo Sprar, come evidenziano dati già prodotti in più occasioni alle commissioni consiliari.
L’avviso prevederà anche posti destinati a soggetti con necessità di assistenza sanitaria, vulnerabili, già presenti nel sistema, ma per i quali potremo in questo modo predisporre soluzioni con risorse maggiormente adeguate. Tra le attività dello Sprar vi e anche quella di sensibilizzazione della cittadinanza e delle comunità locali, assumendosi anche una funzione di mediazione sociale, realizzata in vari modi, con varie iniziative, con la costruzione di reti informali.
Infine, ci tengo a specificare che certamente uno degli obiettivi sarà anche quello di un progressivo superamento, quanto più possibile, delle strutture più grandi, come dicevo. A tal proposito voglio specificare un ulteriore cosa che continua a essere nel dibattito e cioè che in realtà quando si fa riferimento alla grande accoglienza di Villa Aldini, si fa riferimento a una struttura altra da Villa Aldini, di nessun pregio, adibita precedentemente a servizi socio-sanitari per anziani, dimessa da tempo e data in uso alla Prefettura per 90 migranti in via dell’Osservanza. Non è nel corpo architettonico della Villa Aldini, è priva di alcun vincolo della sovrintendenza e ha un numero civico diverso. Nel corpo di Villa Aldini vi è solo, in un appartamento laterale della Villa, con un suo accesso autonomo, la presenza di 15 minori precedentemente ospitati a Loiano, spostati li in termini provvisori e temporanei per una situazione di impossibilità di utilizzo della struttura di Loiano, a causa di un intervento sulle fognature che si è reso necessario. Ci tengo perché a Villa Aldini intesa in senso pieno non vi sono i 90 migranti come in alcune occasioni, anche in una commissione consiliare a cui non ho avuto il piacere di poter partecipare, è stato detto erroneamente”.

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