Renzi. Astensione colpa della “disaffezione verso l’intera classe politica emiliana”

matteo renzi foto palazzo chigi CC BY-NC-SA 2.0

Matteo Renzi in una foto di Palazzo Chigi – CC-BY-NC-SA-2.0

1 dic. – In Emilia-Romagna “il mio giudizio su Vasco Errani è straordinariamente positivo” e tuttavia il “livello di disaffezione nei confronti dell’intera classe politica emiliana ha portato ad un risultato che molti di noi non si attendevano”. Lo ha detto questa sera in direzione nazionale Pd il premier e segretario Matteo Renzi, analizzando il voto regionale del 23 novembre. “Io- sottolinea- ero tra quelli che si aspettavano un’affluenza non molto ma leggermente più alta”. Renzi ha respinto la tesi che la diserzione in massa degli elettori emiliano-romagnoli sia legata alla riforma del mercato del lavoro in discussione in Parlamento. “Respingo la tesi che l’astensionismo in Emilia-Romagna derivi da una disaffezione nei confronti del Jobs act. Mi sembra superficiale, parziale e discutibile”, sottolinea il premier. “Credo che in Emilia-Romagna si sia anzitutto vinto e vorrei che tutti insieme salutassimo il nuovo presidente Stefano Bonaccini”, chiama l’applauso della platea dem nei confronti del neo-governatore, presente in sala. Ma Renzi giudica “impressionante” la bassa affluenza che “mi preoccupa”, dice il numero uno Pd. “Avendo scelto noi di innervare sulle Regioni e con le Regioni il processo di riforma costituzionale del titolo V, ci deve interessare e preoccupare il risultato di una scarsa credibilità dell’istituzione Regione, dobbiamo lavorare perché le Regioni tornino ad essere centrali, quindi dobbiamo considerare preoccupante il dato, ma relativamente anzitutto al giudizio che viene dato dell’istituzione Regione, in particolar modo in Emilia-Romagna”. Renzi considera comunque positivo il risultato in termini percentuali per il Pd, dimostrazione – ragiona il presidente del Consiglio – di un consenso che “riguarda non il nome di una persona ma un partito”.

L’analisi di Stefano Bonaccini. Sull’astensione in Emilia-Romagna alle ultime elezioni regionali ha pesato anche la condanna del presidente dimissionario Vasco Errani. “Ci ha fatto male”, conferma il governatore neoeletto Stefano Bonaccini, questo pomeriggio davanti alla direzione nazionale del Pd, convocata proprio per l’analisi del voto in Emilia-Romagna e Calabria. “Noi siamo andati al voto anticipato perché era stato condannato il presidente del Pd e con 41 indagati su 50 in una Regione governata dal Pd e dal centrosinistra- ricorda Bonaccini- questo ha fatto male. E non abbiamo nemmeno potuto mettere in luce il tanto di buono che abbiamo fatto dal 2010”, come il taglio di indennità e vitalizi dei consiglieri regionali. Insomma, per Bonaccini il risultato delle regionali “non deve essere scaricato su Roma e sulla politica nazionale. Certo, c’è in quel voto anche una parte di contestazione”, legata in particolare al Jobs act che “può aver intimorito e fatto male a qualcuno”. Ma, ammonisce Bonaccini dando ragione a Roberto Balzani, “sarebbe riduttivo e superficiale scaricare lì la lettura del voto che al primo posto abbia il tema” dell’inchiesta sulle spese allegre dei consiglieri regionali, che vede “indagati 41 eletti su 50 e tutti i gruppi consiliari coinvolti”.

Balzani: “Nelle schede hanno scritto ‘ladri’. A sorpresa, Roberto Balzani affonda il colpo in direzione nazionale Pd: secondo ad intervenire dopo la relazione del premier Matteo Renzi, lo sconfitto delle primarie si dice “abbastanza d’accordo sulla lettura prevalentemente endogene”, cioè tutte emiliano-romagnole, dell’alta astensione registrata il 23 novembre. “Questo è abbastanza evidente nelle schede nulle e in quello che c’era scritto dentro. Non c’erano richiami all’articolo 18- è la sciabolata dell”ex sindaco di Forlì- c’era solo scritto “ladri”. Questo mi sembra un indicatore di quello che purtroppo è il sentimento di un pezzo della nostra opinione pubblica”. Balzani invita ad una “riflessione” perché “nella nostra regione uno sciopero del voto di queste dimensioni, cioè del 30% nell”arco dei cinque anni, ha soltanto dei paragoni ottocenteschi”.L’ex sindaco di Forli” sostiene che nella fetta degli astenuti c’è un “ceto medio riflessivo che non siamo riusciti ad agganciare”, un mondo urbano “che questa volta ci ha salutato”. Per svoltare ora “dobbiamo provare una novità di linguaggio e probabilmente anche di contatto politico” con questa realtà “per creare un discorso pubblico regionale che oggi non c’è”. Secondo Balzani un dibattito politico c’è solo a Bologna mentre le altre città sono “monadi separate”. Colpa anche del “policentrismo”, prosegue il suo atto d’accusa l’ex antagonista alle primarie di Stefano Bonaccini, una frammentazione di cui “ha approfittato la Lega parlando alla pancia di queste persone abbandonate”. Detto addio al modello emiliano (“è stata la grande narrazione dell’Emilia-Romagna per decenni”) come inteso finora, ora toccherà ripartire da una analisi sociale “che il prossimo congresso regionale dell’Emilia-Romagna sarà chiamata a fare”. Balzani ha sottolineato di aver voluto dire la propria “nella prospettiva del pieno successo dell’amministrazione di Stefano Bonaccini”.

 

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