Malintesi: un manifesto fa discutere, Virgilio si scusa


15 Apr. – “Quel manifesto intende dire: ‘Siamo ancora a quei tempi‘, dolendosene. Perciò mi dispiace che abbia offeso qualcuno”. Così Milli Virgilio, assessore alle pari opportunità del Comune di Bologna si difende dalle critiche mosse contro l’immagine che accompagna l’invito a un seminario sul femminicidio , in programma venerdì a Bologna con il patrocinio del Comune, in cui un uomo di colore aggredisce una donna bianca. L’assessore ammette che l’idea è stata sua: “Ho visto quel manifesto in una mostra sulla violenza alle donne a Venezia. Mi aveva colpito per la sua qualità tragica e ho suggerito di inserire l’immagine in una mail spedita a più destinatari come invito al seminario”. A scanso di equivoci, secondo l’assessore, c’era appunto il titolo del seminario e dei libri scritti sull’argomento che saranno lo spunto dell’incontro, e che, a suo avviso, aiutavano a contestualizzare il manifesto. Ma in mattinata ha saputo delle prime proteste arrivate al Centro delle donne che, insieme al Comune, ha organizzato l’iniziativa. “Francamente mi sembrava che il manifesto fosse abbastanza conosciuto e comunque mi dispiace molto delle reazioni perché l’idea di fondo era esattamente opposta”. Critiche molto dure per la scelta di quel manifesto erano giunte anche dal Presidente dell’Ordine dei Giornalisti Gerardo Bombonato.


Il manifesto usato dalla propaganda di guerra fascista nel ’44 è stato esposto nella mostra “l’offesa della razza” e cerca, in maniera abbastanza plateale, di dipingere “l’invasore” statunitense, di “razza negra”, come un pericoloso stupratore: le “nostre donne” vanno quindi difese a ogni costo da questa brutale violenza… Il tema della violenza sessuale contro le donne ad opera di individui di un altra “razza” si ritrova spesso nella propaganda razzista perché si presta a fornire un contenuto emotivo forte da utilizzare contro l’”altro da sé” (da www.storicamente.org).

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