Mais tossico nelle centrali a biogas. La Regione lo vieta, ma al M5S non basta

mais

26 giu. – Il Movimento 5 Stelle punta il dito sulle aflatossine, definendole “tra i contaminanti più pericolosi per la salute dell’uomo, con elevate capacità cancerogene, sintetizzate da funghi e che possono proliferare su numerose derrate alimentari, tra cui il mais”. Nelle centrali a biogas, afferma il consigliere regionale Andrea Defranceschi, “stiamo bruciando mais contaminato immettendolo nell’aria e nei campi” e “il digestato (il cosiddetto compost) viene sparso ovunque nei terreni agricoli, anche vicino a case e scuole, trasportato su pubbliche strade”, ma “così facendo le aflatossine rientrano nel ciclo dell’alimentazione umana”.

La Regione Emilia-Romagna “ha già provveduto a vietare lo spargimento di digestato proveniente da impianti alimentati a mais nelle zone vocate alla produzione di Parmigiano Reggiano – ha spiegato l’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni – tuttavia il tema è di particolare importanza e merita ulteriori approfondimenti, vista la rilevanza della produzione interessata”. Tanto che l’Assessorato regionale finanzierà un bando per progetti di ricerca per 1,6 milioni, cercando risposte proprio a domande come queste: “In quale misura l’uso di mais per alimentare gli impianti a biogas determina nel prodotto finale, utilizzato per concimare i campi, la presenza di clostridi, batteri che gonfiano le forme di Parmigiano Reggiano rendendole non idonee alla commercializzazione? E ancora: cosa succede se per alimentare gli impianti a biogas si utilizza mais inquinato da micotossine, non idoneo all’alimentazione?”.

Ma al M5S non basta: per questo Defranceschi ha presentato una interrogazione alla Giunta regionale e sabato 29 giugno il Movimento ha “organizzato una manifestazione a San Pietro in Casale”, appuntamento alle 10. “La Regione – spiega – aveva fatto un accordo con gli agricoltori affinché le partite di mais contaminato da aflatossine fossero destinate ai fini energetici. Con una piccola clausola del ministero: che per l’incenerimento nelle centrali a biogas, si seguissero procedure specifiche, come avverrebbe per qualunque altro trattamento di materiale tossico, in accordo col servizio sanitario regionale. Peccato che non risulti agli atti alcuna espressione di parere, accordo e/o autorizzazione dell’autorità competente che consenta che le sostanze contaminate da aflatossine possano essere avviate al biogas e men che meno allo spandimento”. E nessuno degli “otto impianti a biogas della provincia di Bologna è autorizzato al trattamento dei rifiuti”. (ANSA).

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