Luminarie con segni massonici. L’autore: “Un’opera contro l’oblio”

Luca-Vitone-Souvenir-DItalie

Bologna, 17 dic. – Cinque luminarie, sospese su ponte Matteotti. Rappresentano un occhio, un triangolo e un circolo di raggi. I primi due sono ripetuti. Guardandole, come tutte le luminarie, si sovrappongono e si incrociano dando vita a nuove forme. Quelle in questione, però, se viste da due punti precisi (all’altezza del civico 6 di via Matteotti 6 e da via Indipendenza, all’altezza della fermata degli autobus davanti all’Autostazione) si sovrappongono a formare un simbolo massonico.

L’opera commissionata a Luca Vitone dall’associazione On, e inserita nel cartellone di BO ON – Bologna si accende realizzato con il contributo della Fondazione del Monte e con il patrocinio del Comune, è intitolata Souvenir d’Italie. Non è certo un caso che le tre forme, tra i più antichi simboli religiosi ed esoterici della storia dell’umanità, se uniti diano vita ad un simbolo massonico. E’ una scelta precisa, proprio per il ruolo che la massoneria, e soprattutto la loggia segreta Propaganda 2 di Licio Gelli, ha avuto nelle vicende più oscure della storia della Repubblica Italiana. “Questo mio lavoro nasce nel 2009, quando ho visto a Parigi un’opera di De Chirico” racconta ai nostri microfoni Vitone, artista italiano di stanza a Berlino ma con un lungo trascorso bolognese. Vitone racconta che si è concentrato sull’immobilismo della società italiana, “un’Italia che mai muta, per quanto cambino le scenografie, l’indole o le caratteristiche comportamentali, sociali e politiche del nostro paese”. Partendo da una riflessione sugli stereotipi, Vitone nel 2010 ha prodotto il suo primo “Souvenir d’Italie” per una mostra che si è tenuta a Parigi. Prima una lapide in marmo con il triangolo, l’occhio e i raggi uniti insieme sotto la scritta ‘Souvenir d’Italie’, poi una grande lapide fatta in carta con la scritta “Nell’anno XVI della II Repubblica, a ricordo dei suoi figli migliori, fondatori della patria, l’italia dedica per il loro impegno e sacrificio questa lapide a futura memoria” con sotto l’elenco dei 962 iscritti nell’elenco trovato a villa Wanda, la casa di Licio Gelli.

“La P2 mi sembrava un esempio abbastanza chiaro di come noi intendiamo il rapporto con il potere, con le istituzioni, di come le istituzioni si relazionano con il cittadino” dice Vitone. Per questo, quando gli è stato chiesto di realizzare un’opera da esporre in un luogo pubblico di Bologna, ha pensato alla luminaria. Un “atto poetico” che Vitone ha voluto regalare alla città perché la memoria della Strage del 2 Agosto non venga “messa da parte”. 

Contro l’opera di Vitone, accusata di rappresentare un “dolore inutile” per la memoria dei famigliari della vittime della strage alla stazione, si sono scagliate molte persone. A tal proposito è stata aperta anche una pagina FacebookVia la P2 dal cielo di Bologna“: tra gli aderenti molti esponenti di spicco del Partito Democratico bolognese. Di diverso avviso il parlamentare Pd e presidente dei famigliari delle vittime Paolo Bolognesi che pur apprezzando l’opera e ricordando di essere stato informato già ad ottobre della sua esposizione, ha lamentato una scarsa “spiegazione” dell’opera. Favorevole all’opera è invece l’assessore alla Cultura Alberto Ronchi che sul Carlino ha difeso a spada tratta l’opera di Vitone: “Quell’opera serve a scatenare una riflessione, non a fare propaganda. Parla di memoria e della storia della nostra città: è venuta bene ed è stata giustamente collocata nella posizione dove poteva acquistare maggiore potenza”.

 

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