Lotta alle mafie. Mezzetti: “Prefetture lente nel condividere le informazioni”

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A sinistra l’assessore Massimo Mezzetti

Bologna, 2 mar. – Dopo gli annunci la Regione Emilia Romagna presenta i primi provvedimenti per intensificare la lotta alle mafie. Una risposta ai magistrati che hanno chiesto alle istituzioni “di svegliarsi”, dice l’assessore regionale alla legalità Massimo Mezzetti. Nel concreto è in arrivo un progetto di legge per rafforzare l’Osservatorio regionale sul crimine organizzato e la legalità, l’estensione delle compentenze dell’Osservatorio regionale sugli appalti, che si occuperà di sanità e servizi, oltre che di costruzioni come successo fino ad oggi. Altro provvedimento quello della convocazione di una Conferenza regionale sulla legalità, possibilità prevista dalla legge 24 del 2003 e utilizzata solo una volta in 12 anni. Infine saranno ridotte drasticamente le centrali appaltanti regionali, per semplificare e rendere più trasparente il fenomeno dell’assegnazione dei lavori pubblici. “Su tutto il territorio regionale le centrali diventeranno 50 – dice Mezzetti – quando solo nella provincia di Modena fino a questo momento se ne contano 140. Inoltre introdurremo elementi per dare priorità alla qualità delle offerte, invece che considerare solo il ribasso economico”.

Ma non basta. “C’è un problema di funzionalità delle Prefetture, e non riguarda solo le white list. Le procedure sono lente, a volte il lavoro viene assegnato, eseguito, e solo al termine arriva l’interdittiva del Prefetto”. Mezzetti ricorda che la Regione ha già ‘prestato’ 20 impiegati alle Prefetture, e propone di spostarne altri  pescando tra le centinaia di lavoratori attualmente in carico alle Province (destinate rapidamente a chiudere).”Ma non è solo un problema di manodopera che manca. Da tempo le Prefettura dovevano instituire il tavolo di monitoraggio dei flussi di manodopera per controllare i cantieri. Non l’ha fatto nessuno”. Serve poi mettere in collegamento le banche dati, per scambiare informazioni sul tema dell’anti-mafia. “Ma spesso le Prefetture non mettono a disposizione i propri dati. Per farlo non servono nuove risorse, ci vuole disponibilità“.


Mezzetti ha anche invitato i magistrati a non dare giudizi tranchant sulla penetrazione delle mafie in Emilia-Romagna. Da un lato, nella realtà della regione “forse c’è molto di più di ciò che emerge dall’inchiesta Aemilia”, la cui fotografia si limita alla ‘ndrangheta. Ma dall’altro, l’assessore regionale alla Legalità torna a chiedere più cautela nella parole, visto che in Emilia-Romagna “non siamo all’anno zero”. Il riferimento è in particolare alla relazione della Dna, la Direzione nazionale antimafia che qualche giorno fa ha tracciato un’immagine piuttosto allarmante della condizione emiliano-romagnola. “Le opinioni– ribatte Mezzetti- le lascerei a chi fa politica. Dalla relazione di un organo giudiziario mi aspetto meno opinioni e più descrizione dei fatti”.

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