Libia. Il dilemma delle ong italiane: giusto operare nei centri di detenzione per migranti?

Foto flickr MagharebiaCC BY 2.0

29 nov. – Poche ore alla scadenza del bando dell’Agenzia per la cooperazione italiana che chiede alle ong di intervenire nei centri di detenzione in Libia per progetti legati alla “primissima emergenza a favore della popolazione dei centri migranti e rifugiati“. Giusto o meno partecipare?

Giusto andare nelle carceri dove vengono detenuti i migranti per aiutarli per quanto possibile? O meglio disertare il bando, aderendo così all’appello lanciato da Alessandro Leogrande, giornalista scomparso pochi giorni fa. In una lettera aperta pubblicata dal quotidiano il Manifesto Leogrande, e assieme a lui Igiaba Scego, Andrea Segre e Dagmawi Yimer, ha chiesto alle ong di non partecipare al bando perché un’eventuale partecipazione avrebbe solo l’effetto di “raddolcire o addirittura coprire le conseguenze disumane e raccapricciant” degli accordi tra Italia e libici. Il fronte delle ong è diviso. E c’è anche chi per il momento non vuole rilasciare nessun commento, ed è il caso della bolognese Gvc, chi ha deciso di partecipare al bando e chi invece rinuncerà.

Ne abbiamo parlato con Andrea Tolomelli di Cefa Onlus, ong che ha deciso di partecipare al bando, e con Lara Panzani del Cospe, ong che invece diserterà la chiamata dell’Agenzia per la cooperazione italiana.

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