Lepore: “Parlerò ad Atlantide in corteo. Noi pronti ad una convenzione”

leporeBologna, 27 giu. – Sarà l’assessore Matteo Lepore a salire sul palco del Bologna Pride. E a lui toccherà affrontare le già annunciate contestazioni delle attiviste di Atlantide, spazio sotto sfratto e, dopo il 30 giugno, a rischio sgombero. “Come sono andato in Strada maggiore a sentire i commercianti arrabbiati per i cantieri, così andrò al Pride a sentire le persone di Atlantide che pensano di subire un torto. Spero che durante il corteo si possa parlare con tante persone perché ci sarà tempo. Sul palco invece è difficile dialogare, ma se ci saranno contestazioni le ascolteremo”.

Sulla questione del bando, contestato da Atlantide e che assegna gli spazi del Cassero Santo Stefano alle associazioni Evoè, Xenia e Mondodonna (le ultime due ritiratesi), Lepore conferma la posizione della giunta, “è una questione di regole”, ma non vuole commentare l’istanza di revoca in autotutela dello sfratto depositata in Comune da parte degli avvocati di Atlantide. “E’ una questione di cui si occupa l’assessore Ronchi”, dice. Poi però c’è la riconferma della disponibilità al dialogo: “Riconosciamo la specificità di Atlantide, siamo pronti ad una convenzione, anche ad un altro spazio. C’è un dialogo aperto e spero finisca tutto bene”. Per il momento però non ci sono delle proposte concrete per dare ad Atlantide un nuovo spazio. Ambienti vicini al sindaco parlano di una “disperata”, ma per ora infruttosa, “ricerca di un posto adatto”.

Intanto l’avvocato di Atlantide Elia De Caro ha depositato in mattinata in Comune un’istanza di revoca in autotutela del secondo avviso di sfratto consegnato ai collettivi del Cassero di Porta Santo Stefano poche settimane fa. “Sull’ordinanza di intimazione al rilascio – spiega De Caro – ci sono vizi procedimentali e amministrativi“. Stessi problemi per l’avvocato li avrebbe l’avviso pubblico emesso a suo tempo dal Quartiere Santo Stefano, avviso che ha portato all’assegnazione dello spazio a tre associazioni (Xenia, Mondodonna, Evoè, le prime due poi ritaratesi). Altra questione quella dell’assenza di una graduatoria sul bando di assegnazione. “Ci sono punteggi ma non una graduatoria, e questo vuol dire che non c’è possibilità di procedere alla completa assegnazione dello spazio”, visto che ci sono due associazioni rinunciatarie. Infine, conclude De Caro, “il Cassero a nostro avviso non appartiene al patrimonio indisponibile del Comune di Bologna”.

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