L’Emilia-Romagna si salva solo con l’export. “Guai se non ci fosse”

bankitaliaBologna, 4 nov. – Che cosa è cambiato nell’economia regionale rispetto a tre mesi fa? Poco dal punto di vista dei dati, visto che i numeri restano negativi per quanto riguarda produzione, occupazione e domanda economica. Cambia invece qualcosa dal punto di vista della percezione che le aziende hanno del futuro. Le 100 imprese campione interpellate dai ricercatori di Banca d’Italia dichiarano di prevedere un aumento del fatturato e della produzione dalla primavera del 2014 in avanti.  Le stesse imprese però annunciano di non voler assumere, e di aspettarsi anzi un’occupazione più bassa entro la fine dell’anno.

I dati dicono che nel primo semestre del 2013 gli occupati in Emilia-Romagna sono calati del 2% rispetto allo stesso periodo del 2013. Ma il calo diventa tre volte più pesante (il 6%) se si considerano solo i giovani tra i 15 e i 34 anni. Schizza all’insù la cassa integrazione (+24% su base annua), mentre diminuiscono i nuovi contratti (-7,2%). Il fenomeno tocca soprattutto le forme contrattuali più flessibili (parasubordinato e intermittente), al netto di tali voci le assunzioni di lavoratori dipendenti sono aumentate. Complessivamente la disoccupazione a giugno 2013 ha raggiunto l’8,5% mentre quella giovanile il 33,3%: 8 punti più del 2012 e ben 15 in più rispetto a due anni prima.

Il problema, fanno capire da Banca d’Italia, è che a tenere a galla l’economia regionale è quasi esclusivamente l’export. Ma le sole esportazioni, per quanto rilevanti, non bastano a invertire la rotta. I dati sono chiari. Nel 2011 le imprese in regione erano 370mila, mentre le imprese esportatrici 24mila. Il 6% del totale. Il pil generato dall’export rappresenta però un terzo del prodotto interno lordo regionale. Una parte importantissima dunque, ma pur sempre minoritaria.

Tag

Get the Flash Plugin to listen to music.