Legge anti-discriminazioni. “Abbiamo aperto una breccia”

Bologna, 29 lug. – Ci sono voluti cinque anni per arrivare all’approvazione della legge regionale contro le discriminazioni e le violenze determinate dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere. Cinque anni da quando Franco Grillini, storico leader del movimento lgbt, presentò la prima bozza del  testo: “Non è al 100% la legge che avremmo voluto – commenta – per l’emendamento sulla gpa che non c’entra nulla. Ma comunque la destra ha perso”. Dopo aver presentato 1787 emendamenti, Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia hanno infatti votato contro. “Abbiamo una destra pericolosa”, avverte Grillini, auspicando che questa vicenda “storica” possa essere una “buona premessa per le elezioni regionali”.

Anche Vincenzo Branà, presidente di Arcigay Il Cassero, riconosce i “limiti” del testo, pur precisando che intanto apre “una breccia” necessaria. Prima di tutto per i “piccoli Comuni”, quelli che “non hanno i fondi e il supporto politico” per avviare azioni di prevenzione e contrasto alle discriminazioni: “Questa legge è pensata per loro”, dice. Tenendo sempre a mente che, se alle prossime regionali dovessero vincere le destre, il rischio sarebbe quello che venisse cancellata, come già annunciato. “Nel loro programma elettorale lo metterebbero al primo posto”, conclude, ricordando l’ostruzionismo esercitato in aula.

Intanto, la relatrice di maggioranza Roberta Mori (Pd) ne analizza il contenuto: “Sono 11 articoli dispositivi, base per attuare azioni in diversi ambiti – lavoro, sociale, sanitario. La Giunta potrà decidere come agire insieme alle associazioni e ai soggetti del settore di competenza”. Il capitolo risorse verrà gestito da un lato concentrando tutte “le risorse sparse per i vari capitoli di spesa del bilancio della Regione e posizionandole su questa legge”; dall’altro “una parte andrà a incidere sul bilancio di previsione entro l’anno. Ad esempio, per la violenza sulle donne è stato stanziato 1 milione di euro l’anno, vedremo in questo caso di quanto è la necessità”.

“Come persone trans non abbiamo fatto grandi festeggiamenti”, chiarisce invece Christian Cristalli del Gruppo Trans. “Si è lasciata indietro una parte di diritti, non solo per l’emendamento sulla gpa”, con il quale vengono negati i contributi alle associazioni che realizzano e pubblicizzano attività a favore della surrogazione di maternità, ma anche per le persone transessuali. Il riferimento è all’art. 1 comma 2, nel quale non viene più “garantito” in modo specifico il “diritto all’autodeterminazione” con misure di sostegno, ma solo “riconosciuto”. E conclude ricordando proprio la difficoltà nel reperire farmaci per la terapia ormonale sostitutiva: “Questa legge ha fatto bene a tutti, però più ad alcuni che ad altri”.

      Legge contro le discriminazioni di genere

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