Legambiente: “Emilia Romagna banchetto per le mafie”

Bologna, 11 giu. – L’Emilia-Romagna è la seconda regione in Italia per numero di segnalazioni di matrice ‘ndranghetista (50 contro le 55 della Lombardia) e la quarta per quantità di operazioni bancarie sospette (5.192, il 20% in più dell”anno precedente). Lo sostiene Legambiente, che ha pubblicato il suo annuale rapporto Ecomafie: nel 2013 sono state 837 le infrazioni accertate in Emilia-Romagna, 1.219 le denunce e 237 i sequestri.

In Italia si parla di 29.274 infrazioni accertate per 321 clan censiti e un business illegale di 15 miliardi di euro, con 28.360 denunce e 160 arresti. In massima parte riguardano il settore agroalimentare.  Per quanto riguarda l’Emilia-Romagna, a Bologna “tutte le organizzazioni criminali nazionali operano in una situazione di pacifica convivenza, con specifico riferimento al campo degli affari”, spiega Legambiente riportando le parole della Direzione nazionale antimafia, che parla di “investimenti di proventi delittuosi e acquisizione di appalti pubblici e commesse private, gestione del gioco d’azzardo”. Insomma, secondo Legambiente, “il banchetto offerto all’ombra delle Due Torri, a quanto pare, è talmente abbondante che è più conveniente spartirselo, piuttosto che contenderselo”.

In Romagna opera invece soprattutto la camorra, in particolare i casalesi in Riviera. “Stabilmente inseriti in traffici illeciti sono anche i clan Sacco e Stolder, entrambi napoletani”. Gli affari in Romagna si fanno con la droga, spiega ancora Legambiente, e col riciclaggio nel settore immobiliare e nel ciclo del cemento, sfruttando hotel, ristoranti, discoteche e pub.
In Emilia invece opera la ‘ndrangheta, delocalizzata in tutto e per tutto dalla terra d’origine delle cosche. “Migranti del crimine”, li definisce la Dna, che mantengono un rapporto saldo con la “casa madre, senza che venga aperto un nuovo locale o una ‘ndrina distaccata e senza che si determinino invasioni sia del territorio di altri locali sia della sfera di attribuzioni e competenze del crimine”.

Le cosche in Emilia, spiega Legambiente, fanno dunque “soldi, per poi inviare le loro rimesse in termini economici e criminali a casa”. E la ricostruzione post-terremoto è visto come “uno degli affari più grossi e invitanti per i clan. Le mafie in Emilia l’hanno fiutato fin dalle prime ore, quando l’emergenza era lo smaltimento delle macerie- spiega Legambiente- tonnellate di calcinacci, travi, mattoni, cemento e legno pagate a peso d’oro: 50 euro a tonnellata, nelle prime settimane di emergenza”. Dall’agosto 2012 è attivo in Emilia-Romagna il Girer, il gruppo interforze impegnato nel prevenire infiltrazioni mafiose nei lavori di ricostruzione, sia pubblici sia privati. Uno dei primi provvedimenti antimafia a Modena è stato nei confronti di un’impresa locale con circa 500 dipendenti, che si era aggiudicata appalti significativi per la ricostruzione. Vista la situazione, Legambiente ribadisce come obiettivo la “definitiva presa di coscienza e di riconoscimento della presenza mafiosa in regione da parte della cittadinanza”.

Per questo, l’associazione partecipa al bando della Regione con un progetto (“Ecolegalità 2.0″) che coinvolge alcune scuole superioti di Bologna, Modena, Forlì e Parma e si concluderà a maggio 2015. Ai ragazzi verrà spiegato il fenomeno delle ecomafie e dell’illegalità ambientale, poi parteciperanno a un concorso per la migliore campagna comunicativa destinata ai coetanei.
“Reati ambientali e corruzione sono strettamente connessi- afferma in una nota il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza- all”inizio di quest’anno sembrava possibile uno scatto politico in avanti per affrontarli finalmente con strumenti adeguati. Il disegno di legge sui reati ambientali approvato alla Camera e la gestazione in Parlamento di un disegno di legge sulla corruzione sono iter necessari e a nostro avviso non più rinviabili. Invece, ancora una volta, sono bloccati. E gli inquinatori festeggiano. Perché senza l’approvazione della legge che inserisce i reati ambientali nel codice penale, che seppure troppo limitata e imperfetta rappresenterebbe un chiaro indirizzo e magari anche un punto di non ritorno nella lotta alle ecomafie, sarà difficile istituire inchieste e colpire gli ecocriminali che nonostante i danni pesantissimi inferti alla comunità e all’ambiente continueranno a farla franca”. Secondo Legambiente, infatti, “al vivace dinamismo degli ecocriminali fa da contraltare l’immobilismo della politica nazionale. Nel nostro Paese vige ancora una legislazione a tutela dell’ambiente del tutto inadeguata, a carattere sostanzialmente contravvenzionale e basata su una vecchia impostazione che riconosce massimamente le ragioni dell”economia tralasciando i costi ambientali, sanitari e sociali”.

Il dossier Ecomafia 2014 di Legambiente è stato presentato questa mattina a Roma ed èdedicato alla memoria di Ilaria Alpi e Milan Hovratin, oltre che al sostituto commissario di polizia Roberto Mancini, recentemente scomparso per la malattia contratta proprio a causa delle indagini sui traffici dei rifiuti condotte tra Campania e Lazio (Dire).

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