Legambiente: “Cementificati altri settemila metri di costa”

goletta27 giu. – Goletta Verde di Legambiente arriva a Porto Garibaldi, e presenta i dati sul consumo di suolo in Emilia-Romagna. Nei 23 anni che vanno dal 1988 al 2011 sono stati cancellati definitivamente settemila metri di costa, mentre altri 82 sono stati modificati da interventi edilizi, il 59% del totale.

Il pericolo, per l’associazione ambientalista, è che spariscano definitivamente gli ultimi scampoli di spiagge libere dal cemento del ravvennate e del ferrarese. Solo 42 km su un totale di 141, col rischio che la cementificazione prosegua anche nei prossimi anni. Per questo Legambiente lancia la proposta di bloccare le espansioni degli strumenti edilizi e fissare un vincolo di inedificabilità assoluta per tutte le aree costiere ancora libere dall’edificato di almeno un chilometro dal mare.

tabella legambienteDai dati diffusi da Legambiente la cementificazione da Marina a Ravenna a Cattolica, estremo sud della regione, sarebbe pressoché completa.

I dati sono contenuti nel rapporto “Il consumo di suolo nelle aree costiere italiane. La costa emiliano-romagnola, da Gorino a Cattolica: l’aggressione del cemento ed i cambiamenti del paesaggio”.

Lo studio di Legambiente ha analizzato la costa emiliano-romagnola in un arco di tempo che va dal 1988 al 2011. Su un totale di 141 chilometri di costa – da Gorino, al confine con il Veneto, a Cattolica, al confine con le Marche – 82 chilometri (pari a ben il 59%) sono stati trasformati a usi urbani, infrastrutture portuali e industriali. Più precisamente 30 chilometri sono occupati da tessuti urbani densi, 39 chilometri sono interessati da un edificato meno denso, con carattere più rurale in trasformazione e 13 chilometri sono occupati da infrastrutture portuali e industriali. Si “salvano” complessivamente solo 42 chilometri di paesaggi costieri ancora con caratteri naturali, cioè tratti di costa completamente liberi dal cemento, mentre i tratti costieri con paesaggi agricoli si sono ridotti a soli 17 chilometri, un dato allarmante rispetto all’identità e alla storia della costa emiliano-romagnola.

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“Ciò che desta più preoccupazione – spiegano da Legambiente – è il continuo progredire dell’edificato. A Lido Adriano, quella che era considerata area agricola, di 300 metri, è stata lottizzata per oltre 150 metri di fronte costruendo “seconde case”, ad un piano rialzato, ed a grande rischio di essere interessate dall’avanzamento del mare essendo un’area interessata da una grande subsidenza 1,2 / 1,5 mm/anno. E gli interessi ancora attivi alla speculazione edilizia nonostante questo modello di economia basato sul mattone mostra tutti i limiti anche sul piano finanziario. Esempi eclatanti sono gli interventi di Porto Reno e Marinara nel ravennate, le cui società di gestione oggi sono in stato fallimentare”.

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