Le vie del “water grabbing” sono infinite

Stung Treng (Cambodia) © Thomas Cristofoletti / Ruom – Water Grabbing Osservatory

Al punto numero sei dell’elenco degli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni unite si legge: “Garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico-sanitarie“. Questo è l’obiettivo su cui 195 paesi nel mondo si sono impegnati. Ma quale è la situazione attuale? Lo descrivono bene Marirosa Iannelli ed Emanuele Bompan, autori di “Water grabbing – Le guerre nascoste per l’acqua nel XXI secolo“, volume frutto di un lavoro lungo e multimediale che ha portato (e porterà ancora) gli autori in giro per il mondo nei luoghi in cui i conflitti attorno all’acqua non sono affatto metaforici.

Dalla valle del Mekong in Asia alla Pennsylvania del fracking, dallo Swaziland della canna da zucchero al Sudamerica delle immense coltivazioni di soia alla Palestina le cui sorgenti sono “rapite” da Israele: sono solo alcuni dei posti in cui è in corso la guerra attorno all’acqua e che gli autori hanno raccontato nel loro lavoro di indagine che oltre al libro cartaceo prosegue nel sito www.watergrabbing.it.

Water grabbing è un neologismo che letteralmente può significare “accaparramento dell’acqua“. Acqua fonte di vita e di igiene per la specie umana e non solo; acqua come motore per la produzione di energia; acqua come materia prima essenziale per l’agricoltura: sono infiniti gli utilizzi che la specie umana fa di questa risorsa.

Di questo abbiamo parlato con Marirosa Iannelli.

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