Lavoro. “In regione si possono creare 60 mila posti”

tabella ires

Bologna, 16 dic. – Si può fare. Per la Cgil Emilia-Romagna è possibile, oltre che necessario, creare nuovi posti di lavoro, circa 60 mila nei prossimi anni. La stima l’ha fatta l’istituto di ricerche economiche e sociali Ires Emilia-Romagna, che oggi ha presentato i risultati di un anno di ricerca. L’Ires ha monitorato in regione 260 progetti di investimento, di cui 125 “di rilievo strategico” in grado di generare 17,6 miliardi di euro, di cui 7,8 di risorse pubbliche e 9,8 private.

Si potrebbero così raggiungere “circa la metà dei 118.200 posti di lavoro che sarebbero necessari ad oggi per tornare allo stesso tasso di occupazione del periodo antecedente la crisi”, fa i conti la Cgil, che con questi numeri raccoglie la sfida di Stefano Bonaccini a siglare un nuovo patto per il lavoro e allo stesso tempo indica al neo presidente dell’Emilia-Romagna le priorità del sindacato, a cominciare dalla salvaguardia del lavoro che c’è. In attesa di conoscere la squadra di Bonaccini, il segretario regionale Vincenzo Colla anticipa che per la sua organizzazione non si tratta di dare giudizi sui nomi ma sul piano programmatico che il neo eletto presenterà.

Se si vuole recuperare speranza dopo la bassa affluenza al voto, secondo Colla la Regione deve diventare il luogo di sintesi di progettazione e programmazione, riconosciuta dall’intero sistema istituzionale. Insomma, per la Cgil non va bene fare il patto sul lavoro, come ha detto Bonaccini, con chi ci sta, “non va bene che ogni sindaco vada per conto suo o che non ci sia l’università”, chiarisce il segretario. L’obiettivo della Cgil è che “le buone pratiche raggiunte con la contrattazione diventino sistema”, per esempio l’alternanza scuola-lavoro definita insieme alla Ducati.

La ricerca dell’Ires mette in luce i punti forti della trama economica regionale, come il settore manifatturiero, e quelli deboli, come il terziario. In generale la ricetta per sostenere la creazione di posti di lavoro aumentando gli investimenti è incrementare le risorse private e non distribuire a pioggia quelle pubbliche.

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