Lancia la compagna dalla finestra. Ma non chiamatelo raptus

scarpe rosse20 ago. – La notizia arriva da Piacenza. Daniela Puddu è stata uccisa dal suo compagno, un uomo di 35 anni che l’ha lanciata fuori dalla finestra della sua abitazione, al terzo piano di un palazzo nel comune di Fiorenzuola d’Arda. Il motivo? L’uomo avrebbe sorpreso la donna intenta a scrivere messaggi su facebook all’ex fidanzato, e dopo una violenta lite l’avrebbe buttata fuori dalla finestra, cercando poi di inscenare un suicidio davanti ai carabinieri.

Il lancio di agenzia che racconta la notizia ripete più volte la parola “raptus“, un termine che non piace a Cristina Lasagni, direttrice di Psicoradio, testata radiofonica con una redazione formata da pazienti psichiatrici che trasmette su Radio Città del Capo e su Popolare Network. “Il termine raptus non ha senso, e qualsiasi psichiatra potrebbe dirvi che scientificamente non esiste”.

Psicoradio ha pubblicato tempo fa uno speciale, “Follia scritta“, in cui venivano analizzati i titoli dei maggiori quotidiani italiani. “La parola raptus – racconta la ricerca –  viene usata quando chi scrive non ha potuto identificare un movente preciso, o quando la natura dell’atto è particolarmente violenta o fuori dalla norma”. “Definire raptus un gesto di gelosia è una scorciatoia per non affrontare il tema della cultura del possesso maschile, così forte da far sì che un uomo non possa accettare la libertà della propria compagna”. Per Lasagni “raptus” è una parola che rinvia alla dimensione dell’istinto e dell’inevitabile, “mentre qui si tratta di un problema culturale legato al maschilismo”.

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