“La verità c’era già, ora è arrivata la giustizia”

“La verità c’era già, ora è arrivata la giustizia“. Un incredulo Lorenzo Guadagnucci commentava così nel giornale radio di Popolare Network di giovedì 5 luglio la sentenza della Cassazione sui fatti della Diaz.

La crema della polizia italiana cancellata in un colpo solo. Interdizione dai pubblici uffici per i reati di falso aggravato, ai poliziotti non sono state concesse nemmeno le attenuanti generiche. E’ vero che tra di loro ci sono i migliori investigatori italiani, quelli che hanno catturato Bernardo Provenzano. E’ vero che solo Gilberto Caldarozzi (capo degli uomini che, tra l’altro, hanno da poco individuato l’assassino di Brindisi) firmò i verbali d’arresto dove c’erano anche quelle molotov introdotte falsamente nella scuola. E’ vero che Francesco Gratteri e Giovanni Luperi non firmarono nulla. E’ un paradosso che siano stati condannati? Rimando per questo alle motivazioni dei giudici d’appello di Genova. Ognuno potrà farsi la sua idea.

Ma ci facciamo la domanda delle domande. La responsabilità politica andrà pure imputata a qualcuno? Gianni De Gennaro, il capo della Polizia di allora, che pure non è stato esente da un’inchiesta ora archiviata, e i governi di destra e sinistra che l’hanno sempre appoggiato, dovrebbero assumersi finalmente l’onere di una riflessione matura su quello che è avvenuto quella notte. Chi ha combattuto in questi anni, sono undici, è stato lasciato solo. E solo grazie alla magistratura il signor Arnaldo Cestaro “si è sentito di nuovo un cittadino e non un suddito”.

Altra questione, non meno importante. Ha imparato qualcosa la polizia italiana da quello che è successo nel 2001? Il ministro Cancellieri ha posto l’accento su come in questi anni sia migliorata la gestione dell’ordine pubblico. Più sommessamente noi la vogliamo porre su quell’attitudine all’impunità che abbiamo visto come una costante anche dopo Genova. Ad esempio nell’omicidio di Federico Aldrovandi. Poliziotti che depistano ed inquinano le prove assieme a quelli che picchiano convinti di non poter essere toccati. E allora, se c’è una cosa che abbiamo visto cambiare, quella è rappresentata dal coraggio delle cosiddette vittime. I pestati, i massacrati, i familiari di chi non c’è più. In questi anni sono riusciti a far sentire la loro voce. Hanno pagato dei prezzi altissimi, si sono sentiti maledettamente soli ma l’hanno fatto convinti che da questo le istituzioni ne possano uscire solo che rafforzate.

Non la vogliamo dimenticare quella Genova che sta lì, avvinghiata al nostro cuore. Un groviglio di emozioni di chi ha creduto che un altro mondo fosse possibile.

Giusi Marcante

Tag

Get the Flash Plugin to listen to music.