La Regione puntella il Governo sui rifiuti elettronici

7 ott. – Secondo la Regione Emilia-Romagna la normativa sul trattamento dei rifiuti elettrici ed elettronici (RAEE) è incompleta. La direttiva europea recepita da una legge nazionale del 2005 non è riuscita a raggiungere l’obiettivo di ridurre la quantità di rifiuti e facilitare il loro smaltimento. Il problema è che mancano i decreti attuativi che obbligano i negozianti a ritirare elettrodomestici e apparecchi elettrici a fronte di un nuovo acquisto. I cittadini pagano un eco-contributo per ogni apparecchio comprato, che finisce ai produttori, i quali dovrebbero costituirsi in consorzi per riciclare i rifiuti. Ma questo nella maggior parte dei casi non accade, o comunque non si realizza il sistema “one-to-one”, cioè la acquisizione dell’apparecchio a fronte dell’acquisto. Di conseguenza sono gli enti locali a doversi organizzare per lo smaltimento, tramite le aziende multiservizi. L’Emilia-Romagna è stata la prima regione in Italia ad aver avviato il riciclo dei Raee, oggi può contare su 352 centri di raccolta (le isole ecologiche), ma il costo ricade ancora sui cittadini, attraverso l’imposta sui rifiuti. «Abbiamo raggiunto obiettivi importanti» – afferma l’assessore all’ambiente Lino Zanichelli, ricordando che in Emilia-Romagna si raccolgono quattro chilogrammi all’anno per abitante, contro i due della media nazionale. Ma senza i decreti attuativi diventa impossibile imporre un sistema di riciclo efficiente. Per questo la Regione si unisce a Confservizi e Federambiente per avviare un gruppo di lavoro internazionale e fare lobby nei confronti del Governo.

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