La legge e gli hacker col cappello grigio

In questa puntata di Pensatech parliamo di hacker e chi li persegue.
Esiste, nel linguaggio tecnico, una divisione netta tra white hat e black hat, cioè hacker buoni e hacker cattivi. Ma nella realtà quanto c’è di grigio?
Parlando in passato di Anonymous abbiamo raccontato come gli hacker attivisti avessero motivazioni etiche, ma spesso diffondessero dati personali senza curarsi delle conseguenze, magari bucando le mail di semplici dipendenti di un ufficio pubblico. Oppure come a volte alcuni loro attacchi fossero fatti semplicemente “for the lulz“, cioè motivati dal divertimento, dal cercare di superare i propri limiti.
L’esistenza di persone che cercano di bucare un sistema però è fondamentale all’evoluzione dei livelli di sicurezza, perché le falle. E’ una sorta di vaccino.
In Italia non abbiamo una legislazione per circoscrivere questi casi.
Un caso giudiziario ha di recente riaperto la discussione. E’ il caso di G. per il quale un provvedimento ha riconosciuto a un esperto informatico il diritto di denunciare le falle nella sicurezza: la sua ha detto il tribunale è stata “divulgazione responsabile”, leggiamo dall’articolo di Wired.
Ne abbiamo parlato con l’avvocato Giovanni Maria Riccio dello studio eLex, che ci mette in guardia come davanti ad un film “non rifatelo a casa”.

      Hacking etico - Pensatech

 

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