La fine del regimetto

Corre voce che quando le responsabili della manifestazione di ieri sono andate in Questura per richiedere le autorizzazioni i responsabili avevano un problema: non c’erano partiti, né elezioni, dunque non si poteva andare in piazza Maggiore.

E allora hanno proposto un corteo “circolare” che da piazza XX settembre facesse un giro, passando anche da via Falegnami: “tanto sarete almeno più di 200, no?” avevano chiesto i funzionari di piazza Galileo.

Ebbene si ammettiamolo, c’è una guerra delle cifre in corso, come sempre accade in questi grandi eventi, ma un cosa è certa: c’erano più di 200 persone ieri in giro per la città….
Tanto che le autorità hanno dovuto desistere e permettere che venisse violato l’assurdo divieto di sfilare in piazza, un fiume umano si è riversato sul crescentone: donne, ma anche uomini, moltissimi, e anziani e ragazzi e bambini pure. Tutti lì a titolo personale chiamati dalle donne in piazza.

E’ questa l’azione più grande, il regalo che le donne italiane hanno fatto ieri al loro paese: rendere visibile, una volta tanto, la maggioranza vera di un’Italia che non si riconosce nel berlusconismo, non solo sotto il profilo politico, ma soprattutto sotto il suo profilo antropologico e culturale.

Sarebbe però miope vedere in questa manifestazione solo un’opposizione a Berlusconi. C’è tanto altro, un modello di società decrepito e maschilista ha trovato nel Cavaliere il suo cantore, il suo ducetto, ma è un modello che orienta e pervade ancora la parte più retriva della nostra società su cui Berlusconi, col suo potere economico e mediatico, ha costruito attorno una rappresentanza politica.

Un modello che va ben oltre Berlusconi: basti pensare che mentre Flavia Perina, direttrice del  Secolo, era in piazza a Roma alla manifestazione, i suoi amici di partito maschi si dilaniavano nella spartizione delle cariche del nascente raggruppamento. Un problema assai presente, esattamente uguale, anche a sinistra.

Ciononostante bisogna aver fiducia. La fine del regimetto berlusconiano è vicina, le residue ridotte che gli si affannano attorno sono composte dagli ultimi devoti, dalle kapò alla Santanchè, da ex “avanguardisti” ormai in ombra, come Giuliano Ferrara, che cercano un po’ di luce nel crepuscolo dell’ultima battaglia.

Ebbene  chiediamo e speriamo che le donne, e non solo loro ovviamente, ma loro per prime, abbiano la consapevolezza e la forza di continuare a manifestare, chiamando ancora  il popolo in piazza. Accelererà la fine del regimetto e, soprattutto, il superamento del modello berlusconiano che si è esteso per vent’anni, come un cancro, nella società italiana.

PS

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4 commenti

  1. volevo vederci a passare in fila indiana in via Falegnami, magari ballando il Limbo rock!!!
    che bella giornata ieri anzi ripetiamola tutte le domeniche

    Nicoletta

    Commento by Anonimo on 14/02/2011 at 11:05

  2. mi ritrovo perfettamente in queste valutazioni e analisi. Bene: andiamo avanti.

    Commento by mariaelvira on 14/02/2011 at 14:06

  3. grazie ragazze!!! la vostra fantasia e la vostra determinazione di domenica scorsa ci sta portando fortuna!

    Commento by max on 15/02/2011 at 22:12

  4. sì ma praticamente come si fa? servirebbe un appuntamento su facebook tanto per iniziare

    Commento by barattolo on 16/02/2011 at 08:52

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