“Ma la piccola Irma non diceva niente”. 70 anni fa i fascisti uccidevano Irma Bandiera

Bologna, 14 ago. – “La più ignominiosa disfatta della loro sanguinante professione si chiamava Irma Bandiera“. Renata Viganò, partigiana e scrittrice, conclude con queste parole il passo di “Donne della Resistenza” dedicato alla staffetta bolognese Irma Bandiera, nome di battaglia Mimma, uccisa il 14 agosto 1944 davanti alla casa dei suoi genitori in zona Andrea Costa.

I loro di cui scrive Viganò sono i fascisti torturatori della Compagnia Autonoma Speciale, guidati dal Capitano Renato Tartarotti. Furono loro che torturarono per sei giorni e sei notti ed uccisero Mimma. Irmabandiera

Irma finì nelle loro mani la sera del 7 agosto quando, di ritorno da una missione, dopo uno scontro a fuoco con i militi nazifascisti, fu fatta prigioniera. Aveva poco più di 29 anni, Mimma, era ancora ragazza e proveniva da una famiglia agiata. Era una militante comunista ed una staffetta partigiana della VII Brigata Gap.

Il 7 agosto 1944 aveva portato delle armi nella base della brigata di Castelmaggiore. Sulla strada del ritorno, a Funo, si scontrò con i nazisti. Fatta prigioniera, Irma fu prima imprigionata a San Giorgio di Piano e poi consegnata a Tartarotti perché l’interrogasse. Aveva con sé dei documenti cifrati e le autorità fasciste volevano sapere da lei chi fossero i capi del movimento e dove fossero le basi. Fu torturata per ore e giorni, inutilmente, perché lei non fece nessun nome. “Ma la piccola Irma non diceva niente” scrisse di lei Viganò.

Forse nell’estremo tentativo di piegare la sua resistenza, o forse come estremo spregio, i fascisti della Tartarotti la portarono la mattina del 14 agosto nei pressi della casa dei suoi genitori, in zona Andrea Costa, a pochi passi dallo stadio.

“Era ancora viva- scrive Pino Cacucci in Ribelli!– quando il 14 agosto gli aguzzini la scaraventarono sul marciapiede, al Meloncello, sotto la finestra dei genitori. Uno disse: “Ma ne vale la pena? Dacci qualche nome, e potrai entrare in casa, farti curare… Dietro questa finestra ci sono tua madre e tuo padre”.
Mimma non rispose. La finirono con una raffica di mitra, e se ne andarono imprecando.”

Per un giorno intero i fascisti lasciarono il suo corpo in strada, come monito verso i combattenti antifascisti e la popolazione che li appoggiava.

Ora quella via porta il nome di Irma Bandiera e sul muro davanti al quale rimase esposto il suo corpo una lapide la ricorda. “Il tuo ideale seppe vincere le torture e la morte. La Libertà e la Giovinezza offristi per la vita e il riscatto del popolo e dell’Italia. Solo l’immenso orgoglio attenua il fiero dolore dei compagni di lotta”.

Irma Bandiera è stata insignita della Medaglia d’oro al Valor Militare con la seguente motivazione: “Prima fra le donne bolognesi ad impugnare le armi per la lotta nel nome della libertà, si battè sempre con leonino coraggio. Catturata in combattimento dalle SS tedesche, sottoposta a feroci torture non disse una parola che potesse compromettere i compagni. Dopo essere stata accecata, fu barbaramente trucidata sulla pubblica via. Eroina purissima degna delle virtù delle italiche donne, fu faro luminoso per tutti i Patrioti bolognesi nella guerra di Liberazione”.

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