L’imbarazzante caso di Goffredo Coppola

Da anni si batte per la rimozione del ritratto del rettore della Repubblica Sociale dal “Pantheon” dell’Università. Al latinista Giancarlo Giardina quel dipinto a olio nella galleria dei rettori proprio non va giù. “Goffredo Coppola era il rettore fascista e antisemita messo lì dalla Repubblica Sociale Italiana dal settembre ’43 all’aprile del’ 45 – denuncia Giardina – era un’informatore dei servizi segreti nazisti, catturato e fucilato a Dongo mentre fuggiva in Germania con Mussolini, quel quadro dev’essere rimosso”.
Lo studioso ha prodotto una corposa documentazione in cui si dimostra il ruolo di primo piano svolto da Coppola nell’RSI di cui era esponente dell’ala più fanatica e collaboratore dei servizi segreti nazisti preposti al rastrellamento degli ebrei. Ascolta Il Professor Giardina ai nostri microfoni  giardina_corto

Daltronde chi sia stato Coppola lo confermano le stesse fonti storiche fasciste. Anche il sito della “FondazioneRSI”: Vice Segretario della Federazione PNF , è arrestato dopo il 25 luglio 1943 insieme a Franz Pagliani ed Enrico Cacciari. Con loro viene liberato dal carcere di S.Giovanni in Monte da militari tedeschi il 10 settembre 1943 e assieme promuovono l’immediata fondazione del PFR bolognese, all’Hotel Baglioni. Dal 29 gennaio 1944 sostituisce Camillo Pelizzi nella direzione di CIVILTA’ FASCISTA.
Dieci suoi articoli pubblicati da quotidiani e riviste vengono raccolti in TRENTA DENARI, una delle Edizioni di CIVILTA’ FASCISTA stampate in sedicesimo a Brescia dall’ICUFA. Il secondo articolo “Giuseppe e la politica” critica la difesa di leggi giudaiche sostenuta dal Cardinale Schuster per contestare il primo articolo “Abramo e sua moglie” (CORRIERE DELLA SERA dell’1 ottobre 1944).

Il dipinto di Coppola era già stato tolto da Walter Bigiavi nel ’68, poi fu Fabio Roversi Monaco a rimetterlo al suo posto. Ora è stata sollevata nuovamente la questione, ma il nuovo rettore Ivano Dionigi non pensa che vi sia la necessità di intervenire: “non si può rimuovere la storia”.

La storia forse no, ma i quadri celebrativi senz’altro si.

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