Il web come in dogana, solo col documento

 

Richiedere documenti per l’iscrizione ai social network può salvarci dalle fake news? La proposta, lanciata da ItaliaViva e promossa dal deputato Luigi Marattin, fa discutere. “Proponiamo che anche i social network, per legge ed avvalendosi di autorità terze, possano esser messi nelle condizioni di garantire che ad un account corrisponda un nome ed un cognome di una persona reale, eventualmente rintracciabile in caso di violazioni di legge” si legge sul sito di Italia Viva, il nuovo partito renziano.

Lo stesso Marattin due giorni fa scriveva su Twitter: “Da oggi al lavoro per una legge che obblighi chiunque apra un profilo social a farlo con un valido documento d’identità. Poi prendi il nickname che vuoi (perché è giusto preservare quella scelta) ma il profilo lo apri solo così”. Interpellato da Pensatech aggiunge che, però, l’intermediazione potrebbe essere fatta da un ente pubblico, come la SPID, l’identità digitale per accedere ai servizi della pubblica amministrazione.

A sollevare dubbi e preoccupazioni ci sono molti osservatori esperti del mondo online, a partire da Fabio Chiusi, Stefano Zanero, Massimo Banzi, Antonella Napolitano. Tra le voci critiche anche quella del giornalista Luca Zorloni di Wired, che ha mostrato anche che, paradossalmente, la petizione contro le identità false può essere firmata con un’identità falsa. Nell’intervista Zorloni ci ha raccontato anche la sua inchiesta che mostra come  Facebook già richieda l’identificazione con documento per le inserzioni e come, in realtà, questo sia totalmente inutile ad impedire il diffondersi di informazioni false.

      Documenti e Social Networkanonimato - Pensatech

 

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