Il surrealismo e la libertà creativa nel debutto di Halfalib

25 mag. – “Ho tanto materiale. Cosa faccio? Registro un disco“: così ha preso forma il debutto solista di Marco Giudici, in arte Halfalib, già bassista degli Any Other insieme ad Adele Nigro. Ospite di Maps in occasione del No Glucose Festival, il musicista ci ha raccontato della nascita di Malamocco: “Ho cominciato a registrare nello studio di casa, senza programmaticità, solo per divertirmi. Piano piano il materiale diventava sempre più vasto, ma allo stesso tempo confuso. Qui entra in gioco Adele e, insieme, abbiamo trovato la struttura finale“. Il risultato è un disco profondamente libero e intimo, che riporta indietro nel tempo, all’infanzia stessa del musicista: “Il titolo dell’album rimanda a una piccola frazione situata nel Lido di Venezia, dove trascorrevo il tempo da piccolo, insieme a mio nonno. Poi cresci, e cominci a provare astio per quei luoghi, sino a quando, dopo anni, non ritorni e vieni invaso da un sentimento diverso, un legame estremamente forte”.

Un denudamento totale scorre nei testi e nelle sonorità, libere di muoversi tra l’alternative rock, l’elettronica e sperimentazioni vicine al jazz: “Ho ricevuto molto non tanto dal jazz, ma da ciò che è imparentato con questo genere, come per esempio i Soft Machine, Ornette Coleman e Bohren & der Club of Gore“. È l’istinto la guida di Halfalib, non solo per la scelta delle melodie, ma anche per il surrealismo dai toni dada dei titoli di brani quali “Il Troppo Moltiplicarsi Senza Continuarsi Conduce A“, oppure “Love Letter to Science“: “Non mi piacciono i titoli che annunciano qualcosa sulla canzone. Preferisco esprimere la musicalità in maniera giocosa“. Un approccio che emerge distintamente anche quando gli arrangiamenti sono davvero ridotti all’osso: fatevene un’idea ascoltando lo showcase realizzato nei nostri studi.

 

Elena Usai

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