Il mais Ogm tra micotossine, multinazionali e glifosate

Qualche settimana fa ha riscosso molto clamore mediatico lo studio condotto dall’Università di Pisa insieme alla Scuola superiore Sant’Anna sul mais ogm. A curare la meta analisi che ha confrontato migliaia di studi condotti in due decenni sul mais geneticamente modificato è stata un’equipe guidata dalla professoressa Laura Ercoli, docente di agronomia e coltivazioni erbacee. Cosa ha appurato? Che il mais transgenico, essendo meno aggredito da alcuni parassiti tipici della pianta, sviluppa, una volta raccolto e stoccato, meno micotossine rispetto a quanto non faccia un mais non ogm.

Stefano Maini, entomologo dell’Università di Bologna specializzato proprio nei parassiti del mais, ha avanzato qualche perplessità. In primis circa la scelta di prendere in esame una tipologia di parassita (la diabrotica) e non un’altra (la piralide) assai più diffusa. Inoltre, secondo Maini, comunque l’impiego di sementi ogm porta con sé problemi non secondari per l’ambiente: la resistenza agli erbicidi (in particolare il glifosate) ne incentiverebbe l’utilizzo al fine della massimizzazione del raccolto (e del conseguente profitto dell’agricoltore).

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