Il commento: adesso basta piangersi addosso

Dalle stelle alle stalle, è il caso di dirlo. Appena un mese fa, con 40 punti in tasca, l’obiettivo era l’Europa League (anche se non ci credeva nessuno..) o perlomeno divertirsi. Passate 4 giornate la notte si fa cupa.

Le responsabilità sono tante: la prima è stata quella di credere a una balla: “siamo salvi”, è stato detto in coro. Falso, lo sapevano tutti che di punti ce ne vorranno 42/43, ma in quel momento farne altri 3 sembrava un gioco da ragazzi. Lo dicevano i tifosi, lo diceva la stampa, e quel che è più grave lo diceva anche l’allenatore che pure ieri, dopo la sconfitta in casa col Cesena, continuava a ripetere in modo irresponsabile  il ritornello consunto che “se anche le perdiamo tutte bisogna solo ringraziare questi ragazzi”.

Ebbene, caro Malesani, se le perdiamo tutte andremo in B e può star certo che non solo non verrà ringraziato nessuno, ma potrebbe essere la pietra tombale sulla sua carriera, visto quanto ancora pesa il precedente col Verona.
L’allenatore ha le sue responsabilità dunque, ma sarebbe sbagliato farne ora il solo capro espiatorio.

Analizziamo con calma quel che è successo: il Bologna raggiunge 40 punti tra fanfare e squilli di trombe (anche se il pari interno col Cagliari arrivato al 94° era già un avvertimento..) . A Quel punto, con la pancia piena, si mette a  giochicchiare col Brescia e col Napoli senza dannarsi troppo delle sconfitte. Dopo le due sberle, quando ha detto: “bene, riprendiamo a giocare”, il Bologna si è accorto di non aver più fiato nè gambe. A complicare il tutto ci si è messa la situazione societaria confusa, i contratti dei giocatori appesi sempre a un filo e un allenatore che ha dato il “rompete le righe” troppo presto, fornendo ai giocatori gli alibi di cui avevano bisogno, senza azzeccarne più una.

Dopo Chievo si è capito che anche se il Bologna se la giocava non era più in grado di contrastare efficacemente gli avversari. La gara col Cesena è stata eesmplare: se il Bologna si fosse accontentato di un punto per far girare la classifica probabilmente il Cesena si sarebbe accomodato volentieri, ma era il derby e veniva da tre sconfitte così, volendo giocarsela, a un certo punto ha dimostrato la propria pochezza che passati in svantaggio è diventata macroscopica. Malesani, che è ormai nel pallone, ha poi deciso di suicidarsi giocando con 4 punte e mezzo e senza centrocampo: con 40 metri di campo a disposizione  il 2 a 0 del Cesena era inevitabile e buon per il Bologna che i romagnoli non hanno segnato la tripletta.

Adesso che fare? Innanzitutto bisogna stare calmi. Ormai c’è la paura che attanaglia, quindi l’impresa è serrare le fila e riorganizzarsi. La prossima gara col Milan può essere l’ideale. Il Bologna attuale infatti non è in grado di fare la partita e a San Siro parte battuto, quindi i rossoblù devono stare sereni e fare della loro debolezza attuale un punto di forza. Bisogna andare a Milano con una formazione molto coperta, un 4 4 1 1 oppure addirittura un 4 5 1, con in mezzo Mudy e Perez a far da diga e i centrocampisti esterni a presidiare le fasce.

Bisogna che giochi solo chi ha gamba. L’obiettivo è non prenderle e un Milan senza Ibrahimovic e Van Bommel e con Pato, Nesta e Pirlo a mezzo servizio non è impossibile da affrontare: la partita di ieri col Brescia lo dimostra.

Dunque per uscire da questa situazione bisogna riprendere convinzione e pensare che i punti buoni non sono quelli del Bari ma quelli della prossima partita, dovunque si giochi e con chiunque si giochi. Testa bassa e pedalare, poi ci pensiamo.

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