I MGMT raccontano a Maps il loro ultimo disco

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Quando uscì Oracular Spectacular, più di qualcuno bollò i MGMT come un gruppo “da singolo”: ballavamo con “Kids” e “Time To Pretend”, ma nel frattempo il duo, formato da Ben Goldwasser e Andrew VanWyngarden, si arrovellava sulle conseguenze (mica sempre piacevoli) di quel successo immediato. Sarebbe stato facile per la band sfornare altre canzoni come quelle e invece i due hanno dimostrato un coraggio e un’indipendenza artistica notevole dando alle stampe lo splendido Congratulations, un disco dai toni lontani dal pop (sui generis) del predecessore e vicinissimo alla psichedelia. Canzoni screziate di malinconia (come la title-track, un capolavoro) che hanno fatto storcere il naso a molti, forse anche complice una copertina non proprio riuscita.

Sulla stessa strada, ma portando ancora più in alto l’asticella “psych”, si colloca l’ultimo disco del gruppo, che si chiama come la band. “E’ il nostro suono di adesso”, ci ha raccontato giovedì scorso in diretta Andrew, “ma non c’è come riferimento solo la psichedelia“. Abbiamo passato una ventina di minuti al telefono, scandagliando il nuovo album da tutti i punti di vista, dai testi alla produzione, dai legami con le uscite precedenti ai possibili collegamenti con il futuro dei MGMT. Una prospettiva azzardata? Non quando la musica ha un potere sciamanico: Andrew ci crede, e voi?

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