Hobo raso al suolo dalle ruspe. “Sarà un autunno caldo”

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Quello che resta delle vecchie serre occupate da Hobo nel 2013

Bologna, 27 ago. – Erano già stati sgomberati più volte, ma questa volta per gli attivisti del collettivo universitario bolognese Hobo sono arrivate le ruspe. “Diamo notizia che il nostro spazio occupato dentro il campus di Filippo Re è stato raso al suolo – recita il comunicato del collettivo -Le operazioni di sgombero e demolizione sono avvenute in agosto, accompagnate dalla solita silenziosa codardia che contraddistingue la gestione Unibo, targata PD e capitanata dal pavido rettore Dionigi – traduzione universitaria della politica cittadina e nazionale del governo di centro-sinistra contro gli spazi di autonomia”.

Con lo sgombero bandiere, striscioni, libri e documenti presenti nell’occupazione “sono spariti e ne chiederemo conto”, spiega il comunicato che definisce l’abbattimento della sede del collettivo un “attacco diretto a tutte le mobilitazioni” di Hobo: la vertenza Coopservice assieme al sindacato di base Cub, il doppio blitz contro l’ufficio del professore ed editorialista del Corriere Angelo Panebianco, la pagina facebook “anti baroni” Spotted. La conclusione del comunicato è bellicosa: “Se agosto è stata un po’ piovosa, e le istituzioni ne hanno approfittato per gli sgomberi di mezza estate, promettiamo un autunno caldo. See you on the barricades!”.
hobo 4Per lo spazio occupato da Hobo e abbattuto, ha spiegato al Corriere di Bologna il prorettore agli studenti dell’Università Roberto Nicoletti, era da tempo in corso un progetto di demolizione e bonifica. “Quella palazzina non era più usata dall’università da tempo, per questo era diventata un deposito. E’ stata eliminata alcuni giorni fa, durante il blocco della didattica. Nel campus di Filippo Re dovranno essere realizzati un asilo aziendale e altre aule. Il fatto che fosse in corso un’occupazione non ha inciso sulla nostra decisione”.

Il collettivo Hobo è nato il 19 febbraio 2013 con l’occupazione di un “laboratorio dei saperi comuni” nelle vecchie serre utilizzate un tempo dal dipartimento di agraria, nei giardini di via Filippo Re. Gli attivisti si presentarono così: “Siamo una nuova realtà composta da tante soggettività questo spazio nasce dalle esperienze passate, a partire dall’Onda del 2008 ma anche dalle manifestazioni del 2010 fino alla mobilitazione nata dopo lo sgombero di Bartleby. Siamo uno spazio costituente, che sara’ attraversato da centinaia di studenti e precari”.

La storia di Hobo, oltre alle manifestazioni e ai blitz contro Panebianco che hanno fatto parlare del collettivo in tutta Italia, è fatta di ripetuti sgomberi e ostinate rioccupazioni. Il 27 febbraio 2013, pochi giorni dopo l’occupazione in via Filippo Re, arriva il primo sgombero. Il 9 aprile 2013 Hobo rioccupa ancora, sempre negli spazi universitari di via Filippo Re. Il 27 aprile nuovo sgombero con ordinanza di sequestro, poche ore dopo arriva una nuova occupazione, nelle vicinanze degli spazi sequestrati, sempre in via Filippo Re in un edificio del dipartimento di Psicologia. Ad ottobre dell’anno scorso il collettivo annuncia di aver “dissequestrato” quanto posto sotto sequestro: “Abbiamo deciso di dire basta e di romperli noi quei sigilli”. Infine, 12 novembre 2013, l’ultima occupazione (ora rasa al suolo) accanto alla vecchie serre di Agraria.
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Le notizie sul collettivo Hobo

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