Hobo ancora contro Panebianco: “Libero di tacere”

Bologna, 15 lug. – Nuovo blitz del collettivo Hobo contro il docente ed editorialista del Corriere della Sera Angelo Panebianco. Nel comunicato di rivendicazione dell’azione, il collettivo scrive con il solito stile aggressivo: “L’unica libertà che riconosciamo ai baroni alla Panebianco è di tacere”.

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Il blitz è iniziato intorno alle 13.30. Una manciata di attivisti, i volti coperti dai cappucci e dalle kefiah, in solidarietà con “la resistenza palestinese”, ha fatto irruzione negli uffici del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università. Murata, in maniera simbolica, con mattoni, cemento e filo spinato, la porta dell’ufficio di Panebianco, che non era presente. Il motivo? L’articolo uscito domenica scorsa sul Corsera dal titolo “Due argomenti ancora tabù“, in cui Panebianco indicava nelle tasse e nell’immigrazione i due punti deboli di Matteo Renzi. Punti deboli, secondo il docente, in quanto temi su cui la sinistra italiana (“sinistra francescana” scrive l’editorialista) ha sempre avuto approcci che, sempre secondo Panebianco, sarebbero sbagliati.

Per “spiegare l’azione” ai non addetti ai lavori, Hobo sceglie un lungo comunicato che affida ai social network, la cui sostanza si può riassumere così: Panebianco dà consigli a Renzi; Renzi e Panebianco rappresentano le élite dominanti che, protette da lauti guadagni e interessi, schiacciano sempre di più in faccia a precari e migranti la crisi economica.

Nel lungo comunicato, Hobo scrive: “Immaginiamo già il coro che da destra a sinistra si leverà, come in occasione del precedente escrache: grave attacco alla libertà di espressione. Ebbene sì, noi non riconosciamo libertà di espressione a chi ogni giorno calpesta e invita a cancellare – dalle ben remunerate cattedre dell’università e dalle pagine dei giornali dei potenti – la libertà di milioni di persone. L’unica libertà che riconosciamo ai baroni alla Panebianco è di tacere– scrive il collettivo-. L’impunità per loro è finita: l’invasione che tanto teme non arriva da improbabili califfati, ma è quella di student@ e precar@ che entrano dalla porta senza chiedere permesso egli chiedono conto della sua prepotente arroganza”.

Il sindaco Virginio Merola e il rettore dell’Alma Mater Ivano Dionigi hanno condannato l’azione del collettivo ed espresso solidarietà a Panebianco. “Piena solidarietà al professore Angelo Panebianco- scrive Merola- a cui riconosco la mia stima personale e quella dell’Amministrazione comunale tutta. Si è trattato di un fatto grave- prosegue il sindaco-, un atto indegno, che ancora una volta colpisce direttamente un opinionista autorevole. Che il collettivo Hobo si arroghi il diritto di non riconoscere a qualcuno la libertà di espressione e lo rivendichi merita una sola risposta democratica: questi teppisti vanno isolati e condannati. Non c’è niente da comprendere nelle loro farneticazioni se non l’esaltazione inaccettabile della violenza“.

Dura anche la presa di posizione del Rettore: “Il collega Angelo Panebianco è stato nuovamente fatto oggetto di un attacco vigliacco, violento e delirante da parte del collettivo Hobo. Questo stile, che non riconosce l’interlocutore, criminalizza la libertà di espressione e promuove la caccia all’uomo, va stigmatizzato, contrastato ed emarginato da tutta la comunità universitaria. Caro Angelo- si conclude la nota di Dionigi-, sappiamo bene quale stima e quale rispetto e affetto hanno nei tuoi confronti gli studenti, quelli veri”.

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Non è la prima volta che Hobo sceglie metodi plateali, e anche discutibili a detta di altre realtà di movimento, e di forte impatto per far parlare di sé. Prima la lista di proscrizione “dei baroni”, poi la prima contestazione a Panebianco del 14 gennaio scorso (anche in quel caso il motivo scatenante è stato un articolo sul Corsera), poi la contestazione nel maggio scorso ai danni del pedagogista Andrea Canevaro colpevole, sempre secondo il giudizio stile tribunale del popolo di Hobo, di aver detto, in un’intervista a Repubblica, di aver trovato “fragilità emotiva tra i poliziotti”. Tra le imprese del collettivo si annovera anche il boicottaggio lanciato contro lo scrittore Carlo Lucarelli, per via di alcune dichiarazioni in merito alla vicenda dei facchini Granarolo, di cui poi lo scrittore si scusò.

Questo il video dell’azione girato dagli stessi attivisti.

Di seguito il comunicato integrale di Hobo.

“Questa mattina alle 13.30 siamo tornati davanti alla porta dell’ufficio del barone Angelo Panebianco nel Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Bologna per constatare l’ennesimo sperpero di denaro pubblico: i nostri soldi sono stati spesi nel ripulirla dalla vernice rossa generosamente versata in gennaio, quando la potente testa d’uovo del Corriere della Sera invocava una selezione razziale dei lavoratori migranti. Oggi abbiamo murato con cemento, malta e filo spinato quella porta dietro a cui si nasconde il ben pagato servitore dei signori della crisi e della guerra. È un muro che simboleggia quello costruito in Palestina e alle porte dell’Europa, i tanti muri che seminano morte per proteggere i ricchi dai poveri. Un muro che dice basta al razzismo e agli scienziati del massacro sociale.

L’ennesima occasione il barone nero l’ha offerta con il solito editoriale pubblicato domenica sul Corriere (http://www.corriere.it/editoriali/14_luglio_13/due-argomenti-ancora-tabu-b71c241e-0a59-11e4-b9f9-15449e4acf0d.shtml), in cui dà degli amichevoli consigli a Renzi, suo socio di affari nelle politiche neoliberali e di austerity: devi fare ancora uno sforzo per diventare un nuovo Blair o una nuova Thatcher, devi calpestare ancora di più diritti e qualità della vita, devi armarti e partire alla guerra. Da un lato, Renzi deve abbassare la pressione fiscale, ma per Panebianco significa una cosa sola: con ancora più decisione, togliere ai poveri per dare ai ricchi. Quello che il barone nero non dice, infatti, è che oggi la fiscalità è uno strumento di concentrazione di ricchezza e rendita nelle mani di pochi, di ulteriore prelievo forzoso dello scarno reddito dei settori sociali più duramente colpiti dalla crisi. Per noi le tasse che vanno combattute sono quelle che strangolano i ceti medi impoveriti, i lavoratori autonomi precarizzati, chi cerca di sfangarsi da vivere con una qualsiasi attività e non riesce ad arrivare alla fine del mese. Combattere le tasse per riappropriarsi del reddito, non per finanziare imprese, speculatori e grandi opere come vorrebbero Panebianco e soci.
Dall’altro,il barone nero consiglia caldamente Renzi di affogare gli immigrati nelMediterraneo, molto di più di quello che già con impegno l’attuale governo – al pari di quelli precedenti – sta facendo. Tutto ciò nel nome della nazione e della razza, ovvero della casta dei potenti. Contro il fantasma dei califfati che bussano alle porte dell’Europa, il barone nero invoca la guerra santa contro gli immigrati, semina islamofobia e predica una nuova crociata neoliberista. Scrive questo, non a caso, nei giorni in cui ancora una volta loStato di Israele – di cui il barone nero è notoriamente un acceso tifoso – sta portando avanti il genocidio della popolazione palestinese. Come tutti gli avvoltoi, i Panebianco si alimentano di cadaveri.
Per questo oggi portavamo sui nostri volti le kefiah, divenute simbolo della resistenza palestinese, bandiera della lotta contro l’oppressione. A “incendiare i territori europei” non sono le guerre più o meno sante, ma la povertà e il rifiuto di voler continuare a pagare i costi della crisi creata dai padroni di Panebianco. Quello di cui devono iniziare ad aver paura è l’intifada dei precari, dei disoccupati, dei lavoratori impoveriti. A “tracciare una linea di confine tra ‘noi’ e ‘loro’” ci abbiamo pensato noi: tra noi che paghiamo la crisi e loro che l’hanno creata.
Immaginiamo già il coro che da destra a sinistra si leverà, come in occasione del precedente escrache: grave attacco alla libertà di espressione. Ebbene sì, noi non riconosciamo libertà di espressione a chi ogni giorno calpesta e invita a cancellare – dalle ben remunerate cattedre dell’università e dalle pagine dei giornali dei potenti – la libertà di milioni di persone. L’unica libertà che riconosciamo ai baroni alla Panebianco è di tacere. L’impunità per loro è finita: l’invasione che tanto teme non arriva da improbabili califfati, ma è quella di student@ e precar@ che entrano dalla porta senza chiedere permesso egli chiedono conto della sua prepotente arroganza.
Hobo – Laboratorio dei saperi comuni

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