Hera. Il Comune di Bologna pronto a fare cassa. Sel, Tsipras e Cgil sulle barricate

heraBologna, 1 dic. – Grandi manovre attorno a Hera, multiutility che gestisce acqua, luce e gas in Emilia, Veneto e Friuli. Fino a fine anno l’azienda sarà controllata al 51% da un patto di sindacato formato dai Comuni del territorio. Dal primo di gennaio tutto sarà messo in discussione, e i soci pubblici non saranno più vincolati dall’accordo che attualmente gli impedisce di vendere le loro azioni. Il Comune di Dozza, ad esempio, ha già annunciato di voler vendere le sue 1.570 azioni, poco più di 3mila euro. Visto la cifra decisamente esigua (0,00011 del capitale) non si tratta di un terremoto societario, quanto piuttosto di un segnale politico di quello che potrà avvenire su ben altra scala in futuro. Di diverso peso invece la posizione del Comune di Bologna. Il sindaco Merola ha spiegato venerdì, di fronte ai costruttori di Ance Bologna, che “i soci pubblici emiliano-romagnoli possono scendere in Hera dal 51,5% al 35%”. Per Palazzo d’Accursio l’incasso massimo previsto è di 100 milioni.

Uno scenario, quella della vendita, favorito dai tagli agli enti locali decisi nella legge di stabilità e dal meccanismo che permetterà ai Comuni di utilizzare liberamente i soldi ottenuti dalla vendita delle partecipate. La giunta di centro sinistra che governa Modena, per prepararsi ad ogni evenienza, vorrebbe rinnovare il patto di sindacato di Hera ma solo fino al 30 giugno 2015, “per valutare le disposizioni che potrebbero essere contenute nella Legge di Stabilità 2015 rispetto alla razionalizzazione delle società partecipate locali”. Da considerare, spiegano da Modena, ci sono anche “le nuove norme del Testo unico della Finanza (legge alla quale fanno riferimento le società quotate) in merito al voto plurimo o voto maggiorato. Si tratta di una norma che consente di modificare gli statuti attribuendo un voto maggiorato (fino a due voti per azione anziché uno solo) a chi mantiene l’azione per almeno due anni”. Una possibilità che potrebbe permettere, quando arriverà il regolamento attuativo della Consob, di controllare Hera con una quantità di azioni minore rispetto a quella necessaria fino ad oggi.

La vendita massiccia di azioni Hera da parte dei Comuni aiuterebbe comunque gli enti locali a reperire fondi e a tenere sani i bilanci. “Tenete presente – spiega il vicesindaco di Bologna Silvia Giannini, oggi a margine di una conferenza stampa – che tutte le dismissioni di valori mobiliari e immobiliari servono comunque a finanziare investimenti. La loro destinazione è quella, non possono andare a copertura di spese correnti”. Del resto, “c’è molto bisogno di investimenti sulla città, per la sua riqualificazione- afferma la vicesindaco, che ha la delega al Bilancio – e per tutte le opere infrastrutturali che sono fondamentali”. Inoltre, fa notare Giannini, se è vero che da un lato si riducono i dividendi, dall’altro le risorse derivanti dalla vendita di quote consentiranno di contrarre meno mutui e di conseguenza pagare meno interessi”.

Sel, Altra Emilia-Romagna e sindacati dicono ‘no’. “Ma se facciamo già fatica a controllare Hera con il 51% – scrive la coordinatrice di Sel Bologna Egle Beltrami – come pensa di farlo Merola con il 35%? Caro Merola, piuttosto che continuare a tessere le lodi di Renzi per il Jobs Act e lo stralcio dei diritti sul lavoro potresti, da sindaco, battere i pugni sul tavolo e protestare contro i tagli agli enti locali. Sel non voterà mai questo progetto di svendita”. La stessa Beltrami, poco prima delle elezioni regionali, aveva parlato di “sensibilità positive” nel Pd per quanto riguardava la ripubblicizzazione del ciclo idrico in Emilia-Romagna. Ad opporsi è anche la Cgil di Bologna. “Per la Cgil queste sono scelte inaccettabili in quanto priverebbero il pubblico del governo di servizi essenziali per la comunità, con ripercussioni sulla qualità del servizio, sulle tariffe, sulla possibilità per il pubblico di avere strumenti di governo del territorio che, invece, andrebbero rafforzati. Siamo nel caso in cui la cura è peggio della malattia, non si reagisce ai forti tagli decisi dal Governo ma li si asseconda privatizzando un patrimonio che è  dell’intera comunità”. A dire di ‘no’ è anche Piergiovanni Alleva, neo consigliere regionale eletto nelle liste dell’Altra Emilia-Romagna. Alleva in un lungo comunicato parla di “scandolo” e ricorda il referendum del 2011 che ha visto un voto di massa per l’acqua pubblica.

“Come Berlusconi”. Il Comunicato di Acqua Bene Comune.“Trainati da Renzi e dalla legge di stabilità che prevede vantaggi per le amministrazioni pubbliche che vendono le azioni delle aziende di gestione dell’acqua – scrive il Comitati Acqua Bene Comune dell’Emilia Romagna – i Sindaci del territorio Emiliano Romagnolo, intendono realizzare quello che non riuscì a Berlusconi col decreto Ronchi, abrogato col referendum del 2011.A nulla vale che nella nostra regione alle ultime elezioni regionali abbia votato poco più della metà di coloro che si sono espressi contro la privatizzazione dell’acqua e della sua mercificazione.La democrazia è cancellata, ignorata, strappata”. Il Comitato invita cittadini, sindaci e consiglieri a protestare contro la vendita delle azioni Hera. “L’obiettivo – conclude il comunicato – resta quello della ripublicizzazione del servizio idrico, unica alternativa alla consegna ai mercati finanziari di un bene vitale come l’acqua”.

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