Gli strani primati di Bologna


Il Sole 24 Ore ha stilato come ogni anno la sua classifica sulla qualità della vita nelle città italiane e Bologna è passata dal 12esimo posto dello scorso anno al 14esimo. Uno scivolamento verso il basso senza grandi scosse, con buoni punteggi su alcune categorie (i consumi culturali e l’occupazione giovanile per esempio) e lievi arretramenti per altre.

Ma a tenere Bologna lontana dalle vette della classifica finale è soprattutto l’intepretazione che la ricerca fa di una delle sei aree in cui i dati sono suddivisi, quella dedicata all’ordine pubblico. Bologna è al terz’ultimo posto (101), davanti a Torino e Genova. Preceduta nettamente per esempio da Palermo (67) e Napoli (61). Come è possibile? Semplicemente perché la classifica è fatta in base al numero di reati denunciati ogni 100.000 abitanti e non rispetto al numero di reati che avvengono in un anno. Diventa dunque più semplice capire perché Bologna è penultima nella colonna “microcriminalità”. Sembra una città devastata dai piccoli reati, molto più del capoluogo campano o siciliano. In realtà i suoi abitanti denunciano in percentuale di più. Un’abitudine consolidata, indice di un rapporto di fiducia con le istituzioni e le forze dell’ordine, di un tessuto sociale che tiene, nonostante gli allarmi strillati da anni sulla sicurezza.

Le altre cinque categorie in cui è organizzata la ricerca sono: tenore di vita, affari e lavoro, servizi ambiente e salute, popolazione, tempo libero.

Tra i primati confermati la ricchezza media dei cittadini (pil pro capite per abitante), Bologna è al secondo posto dietro Milano; i prezzi degli appartamenti alle stelle (quint’ultima dietro a Roma, Milano, Venezia e Firenze).

Il clima della nostra città è uno dei peggiori d’Italia, visto che l’escursione termica tra il mese più caldo e quello più freddo è ben di 22,26 gradi (stiamo meglio solo di Mantova, Cremona e Brescia).

Finiamo con gli anziani, veri padroni di Bologna: siamo al novantacinquesimo posto nel rapporto tra persone nella fascia 15-29 anni e over 65. Per ogni giovane ci sono due anziani.

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