Gli edili scioperano lavorando

31 mag. – Armati di cazzuole e secchi di cemento, una decina di operai edili disoccupati hanno sistemato i gradoni antistanti la Casa delle Associazioni di Casteldebole. Era lo “sciopero al rovescio”, promosso dalle categorie regionali dell’edilizia di Cgil, Cisl e Uil.  Striscioni e sigle sindacali da tutta la Regione, da Piacenza a Forlì, “panini al cotto per chi lavora!”. “Come facevano negli anni 50”, ai tempi del Piano Marshall. “Perché siamo tornati ormai agli anni 50!” esclama Luigi Giove, della Fillea Cgil Emilia Romagna.

L’iniziativa si inserisce nella campagna nazionale “RIPARTIAMO!” lanciata dai tre sindacati confederali di categoria per raccontare l’agonia del settore delle costruzioni, che ha lasciato a casa nella sola Bologna circa 10 mila lavoratori dal 2007 a oggi; sono 30 mila in Regione negli ultimi quattro anni. In un settore dove il lavoro ci sarebbe: ristrutturazioni con particolare attenzione al rischio sismico e idrogeologico, ma soprattutto manutenzione degli edifici pubblici e privati, adeguamento delle infrastrutture agli standard di risparmio energetico.

Gli edili chiedono un tavolo straordinario di crisi al Governo e di sbloccare le risorse dei Comuni per i lavori di manutenzione e ammodernamento, superando il Patto di Stabilità e mettendo fine all’austerity che “sta producendo migliaia di disoccupati ovvero uomini e donne che non riescono a garantire una vita dignitosa alla propria famiglia”, conclude Giove.

giovanni lavoratore edilizia

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