“Gli anni di Allende”: la novella grafica di un sogno infranto

5 apr. – “Il golpe ha bruscamente interrotto il naturale processo di rivendicazioni sociali che il Cile stava attraversando, lasciando un senso di lutto generale mai elaborato e un paese con profonde disuguaglianze. Il libro è un’opera capace di farmi piangere quando lo rileggo perché riporta in luce i sogni infranti e una ferita ancora aperta della nostra storia” racconta Carlos Reyes che, insieme all’illustratore Rodrigo Elgueta, sono venuti a trovarci nei nostri studi per parlare de Gli anni di Allende, la graphic novel uscita nel 2016 per Edicola che ricostruisce in modo dettagliato l’esperienza dei tre anni di governo di Salvador Allende, il primo governo socialista democraticamente eletto, stroncato dal golpe militare dell’11 settembre 1973 che provocò il bombardamento del parlamento cileno, la morte del presidente e l’instaurazione del regime di Pinochet.

Un’opera composta da numerosi dettagli storici: “Abbiamo raccolto una quantità di materiale così vasta da arrivare a farmi pensare che non ce l’avremmo mai fatta a rimettere tutto in ordine. Abbiamo visto documentari, letto libri e successivamente abbiamo scritto la sceneggiatura”. La storia è raccontata attraverso gli occhi di un immaginario giornalista statunitense di nome John Nitsch: “Anche se inizialmente l’ idea era quella di scegliere una spia cubana. John è un giornalista nordamericano, dalla mente aperta e moderna, ispirato a un giornalista francese realmente esistito e a un mio amico” racconta Carlo Reyes. Nell’opera ci sono numerosi riferimenti alla musica e al fermento culturale cileno di quegli anni: “Le aspirazioni sociali e di cambiamento che portarono all’elezione di Allende erano caratterizzate da un’estetica artistica di grande unità che coinvolgeva numerosi disegnatori, scrittori e musicisti. Nel fumetto riportiamo, in maniera identica, il momento della consegna del premio Nobel a Pablo Neruda, il “figlio di un operaio che stringe la mano ad un re“. Il golpe militare ha spazzato via ogni tipo di fermento culturale“.

Insieme ai due autori, in studio abbiamo ospitato Cristina Lasagni, direttrice di Piscoradio e professoressa che, nei primi anni ’80, si trovava in Cile per lavoro: “Nonostante la dura dittatura di Pinochet, del Cile conservo un ricordo bellissimo. Lavoravo in un centro che faceva resistenza culturale al regime. Ricordo che i miei amici organizzavano lunghe cene, proprio come risposta al coprifuoco del regime: “ci obbligate a non uscire la sera? Allora noi resteremo in casa e faremo delle grandi feste perché, oltre ad una lotta da combattere, dobbiamo anche rivendicare il diritto di vivere“. Una grande carica vitale che oggi, quando risento qualche mio amico dell’epoca, viene ricordata con una certa malinconia. Il Cile di oggi è un paese che cerca sempre di più di imitare i lati più individualistici e meno positivi degli Stati Uniti. Il materialismo sta diventando un tratto distintivo della società cilena” conferma, con un po’ di malinconia, Cristina Lasagni.

Ascolta l’intervista di Piper e Cristina Lasagni a Carlo Reyes, Rodrigo Elgueta

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