Giardini di Mirò: una Rapsodia che non è Fuoco

giardini di mirò

28 nov. – I Giardini di Mirò tornano sul luogo del delitto? Non proprio: due anni dopo Good Luck, la band emiliana pubblica un disco apparentemente molto legato a Il fuoco: anche Rapsodia Satanica, difatti, è un album che riporta ai ricordi del penultimo album dei Giardini, non fosse altro perché rimanda a un’altra pellicola storica del muto italiano (diretta da Nino Oxilia nel 1917), ma le cose questa volta sono andate in maniera diversa. “Il fuoco era stato diviso in tre parti: io e Manu [Emanuele Reverberi, ndr] ci eravamo presi la prima, Jukka [Reverberi, ndr.] e Burro [Francesco Donadello, ndr] la centrale … e Tammu [Luca Di Mira, ndr], be’, non aveva quasi più nulla”, ci ha raccontato ieri al telefono Corrado Nuccini. In Rapsodia Satanica tutto è partito da idee del nostro ospite che poi il gruppo ha arrangiato. Ma anche la struttura dei due dischi è differente: Rapsodia Satanica, infatti, non è tripartito nettamente come Il fuoco: “È più un saliscendi, ha tempi diversi”.

Nuccini ci ha anche raccontato come si fa a scrivere un disco del genere: e sì, si sta davanti al televisore suonando e vedendo se le immagini scorrono bene insieme alla musica abbozzata. Ma il chitarrista e cantante non si è limitato a raccontarci specificità dell’album presentato ieri dal vivo al Locomotiv Club: gli abbiamo anche chiesto se questi lavori di sonorizzazione abbiano anche cambiato la sua percezione-da-spettatore, per quanto riguarda film e colonne sonore. “Le colonne sonore più azzeccate e moderne fanno un lavoro più sottile sui suoni”, ha detto Nuccini, preferendo questo approccio a una sottilineatura di ciò che accade nel film. E, nella conclusione dell’intervista, abbiamo anche citato il Sorrentino fresco di Oscar: “Fa un po’ quello che facevamo noi con le cassettine negli anni ’90…”.

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