Giappone, convivere coi terremoti

Questi i dati riportati quel giorno dal sito di Repubblica:
I danni. Il sisma, avvertito anche a Tokyo, a 200 chilometri di distanza, ha distrutto o danneggiato seriamente circa 800 case costringendo le autorità giapponesi a evacuare oltre ottomila persone, ospitate per la notte in strutture di emergenza. A peggiorare la situazione, sulla zona sono previsti due giorni di pioggia, che potrebbero causare pericolosi smottamenti di terra e fango. Nella prefettura di Niigata migliaia di persone sono rimaste senza luce e gas, e in tutta la città di Kashiwazaki è stata interrotta la fornitura d’acqua.
Le vittime. Hanno perso la vita sette anziani, quattro donne e tre uomini, tutti fra i 70 e gli 80 anni. Alcuni sono morti nel crollo delle loro case di legno. Un altro anziano è dato per disperso. Più di 800 persone sono rimaste ferite e l’ospedale cittadino ha dovuto lanciare un appello per l’intervento di medici di altre regioni.

La fuga radioattiva. Nella centrale nucleare di Kashiwazaki-Kariwa, vicina all’epicentro del sisma, la scossa ha innescato un incendio, spento in breve tempo, in un trasformatore di elettricità. Il rogo è divampato in un trasformatore di elettricità. In un primo momento la compagnia elettrica Tepco aveva escluso qualsiasi pericolo, perché “il fuoco si è sviluppato in un trasformatore che non è vicino ai cinque reattori, i quali a loro volta si sono automaticamente fermati durante il terremoto”. Un portavoce della stessa Tepco, più tardi, ha parlato di “un reattore che ha perso dell’acqua contenente materiali radioattivi”. Tuttavia la fuga sarebbe al di sotto dei livelli che possono avere un impatto negativo sull’ambiente.

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