Getty Images. I credits non salveranno i fotografi dai debiti

7 mar. – Getty Images l’ha fatta grossa. Una delle più grandi agenzie fotografiche al mondo ha deciso di aprire alla condivisione il suo archivio da 70 milioni di immagini. Escluse quelle più preziose, vincitrici di premi o fatte su precisa richiesta, da ieri tutte le fotografie sono ora scaricabili in bassa risoluzione e condivisibili sui blog, compresi i siti con pubblicità e quelli delle testate giornalistiche.

Questo garantisce la corretta attribuzione dell’autore, la tracciabilità, la possibilità (per ora solo ipotizzata) per Getty Images di inserire pubblicità (come Youtube). Un passaggio che assomiglia all’arrivo dello streaming legale della musica: cambia modello di business e si passa dal valore della foto al valore del marchio “Getty Images”. E’ sicuramente un enorme servizio per coloro che cercano immagini sul web: ora ci sarà la possibilità di usarle legalmente, senza watermark… ma i fotografi? Getty Images paga l’autore della fotografia solo quando viene venduta, non esiste (per ora?) nessun tipo di retribuzione per le condivisioni. Quindi i freelence rischiano di lavorare gratuitamente. Secondo Michele Lapini, fotografo freelance, il nuovo meccanismo sarà a solo vantaggio delle grosse agenzie, schiacciando il lavoro di tanti professionisti, che già ora faticano a vivere di fotografia. 


Solo pochi mesi fa Getty Images (insieme ad AFP) è stata condannata a pagare 1,2 milioni di dollari al fotografo haitiano Daniel Morel. Le sue 8 foto del terremoto del 2010 sono andate sulle prime pagine dei maggiori quotidiani del mondo, mentre nel paese non era presente la stampa estera. E questo perché le due agenzie le hanno “prelevate” dai tweet che Morel inviava dal suo account per raccontare la tragedia haitiana. Senza attribuzione, senza pagare il fotografo. Sembra che Afp e Getty faranno ricorso, per chiedere uno “sconto”. Un precedente che potrebbe cambiare i rapporti tra agenzie e utenti dei social.

In questo scontro tra libera condivisione e giusto compenso del lavoro, in Italia esiste anche il capitolo dei diritti d’immagine dei monumenti. Non è possibile pubblicare online un’immagine di monumenti, beni pubblici, palazzi storici, serve l’autorizzazione del proprietario. All’estero invece il bene pubblico è “pubblico”, ci spiega Luca Corsato (@Lucacorsato), knowledge manager. Quindi della sua immagine ci posso fare quello che voglio, salvo casi di lesione: al Louvre di Parigi, ma anche al British Museum e altri grandi musei del mondo è possibile fotografare tutte le opere (senza flash). In Italia per promuoversi i musei cominciano a fotografarsi, pubblicando anche sui social, ma spesso senza autorizzazioni. Un paradosso tutto italiano.

La puntata integrale di Pensatech

      2014-03-07-pensatech
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