Fusione Fredda: adesso tutti voglion studiare l’e-cat.


Il ritorno della  fusione fredda prima non se la filava nessuno, anzi, veniva quasi considerata una bizzarria ad uso e consumo di una stretta cerchia di appassionati del genere. Ora parole come “cold fusion” e “LENR” (low energy nuclear reaction) sono tornate nell’agenda di molti scienziati. Premi Nobel lanciano appelli e le università di tutto il mondo si propongono  per studiare l’e-cat. Ma l’unico contratto di ricerca in essere ce l’ha l’Unibo e anche Andrea Rossi ribadisce su Focus che la struttura a cui affiderà il compito di analizzare la macchina è il Dipartimento di fisica dell’Università di Bologna. (Ascolta le interviste: Raymond Zreick/Focus . Video:  parlano i ricercatori dell’Unibo)

In questi ultimi giorni sono accadute parecchie cose: sulle pagine di Focus il ricercatore Francesco Celani che lavora presso i Laboratori Nazionali di Frascati dell’INFN  ha chiesto a Rossi di sottoporre l’e-cat a un nuovo test per dipanare definitivamente quale sia l’effettiva produzione di energia dell’oggetto. Rossi ha declinato dicendo che i test sono finiti e che ora la parola passa al mercato:  forte di un ordine di ben 13 centrali da 1 megawatt da un ancora ignoto committente “americano”, l’ingegnere ha affermato che il miglior test sarà la soddisfazione dei clienti.
A stretto giro di posta è arrivata anche la sollecitazione del premio Nobel Brian  Josephson, da sempre attento a queste nuove sperimentazioni, che ha pregato “l’amico Andrea” di sottoporsi al vaglio della comunità scientifica, anche perché dice Josephson: ” Pare che al Dipartimento inglese per l’Energia e i Cambiamenti Climatici (DECC), a differenza della sua controparte statunitense (DOE), stiano manifestando interesse nei confronti del Suo reattore.”
Abbiamo sentito ieri (22 novembre) il giornalista di Focus Raymond Zreick che dopo aver seguito con attenzione i test di Bologna dell’ottobre scorso ha pubblicato gli appelli di Celani e Josephson. Zreick ci racconta come Rossi abbia l’indubbio merito di aver risvegliato l’interesse della comunità internazionale  scientifica e tecnologica  sulla fusione fredda:  zreick_montato_sitoProprio come anticipa Raymond Zreick nell’intervista in radio, oggi è arrivata la risposta di Rossi anche al Nobel Brian Josephson, che Focus ha subito pubblicato. Andrea Rossi è cortese ma fermo e  ribadisce: nessun altro test, la macchina funziona, poi aggiunge che l’unica struttura a cui affiderà il compito di analizzare la macchina è il Dipartimento di fisica dell’Università di Bologna.

Intanto anche negli Usa non stanno con le mani in mano. L’informatissimo blog di Daniele Passerini “22passi” segnala che proprio oggi Rossi sarà in visita alla State House del Massachusetts per “due giorni di incontri con i funzionari governativi e rappresentanti del Massachusetts Institute of Technology, l’Università del Massachusetts e la Northeastern University”.

Ma alla fine l’epicentro resta sempre Bologna:  come è noto sin dal giugno scorso il Dipartimento di Fisica dell’Università di Bologna ha siglato una convenzione con la EFA, società che fa capo a Andrea Rossi (anche se nominalmente è intestata alla moglie, ndr) per avviare approfonditi studi sul fenomeno, i cui risultati sono indipendenti dalla valutazione dell’inventore.
Si tratta però di sbloccare la ricerca: il costo dell’operazione è stato fissato in 500.000 euro, tutti a carico di EFA, che ancora non sono arrivati nelle casse dell’Università. Rossi ha detto di avere clienti e ordini, dunque dovrebbe aver superato quella crisi di liquidità che ha finora bloccato l’avvio delle sperimentazioni. C’è da augurarsi che questo accada in fretta, sia per avere conferme scientifiche del fenomeno, sia per mantenere la ricerca nella nostra città.

questo il nostro servizio pubblicato a giugno sull’avvio della ricerca dopo la firma della convenzione:

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