Pratello: “Fateli bere o smetto di mangiare”

9 dic. – Questa sera inizierà uno sciopero della fame e della sete, che porterà avanti a oltranza, finché Sergio Cofferati non accetterà un confronto. Abdel Sanhaji, titolare dell’osteria “Tarkaban”, è nato in Marocco e vive in Italia dal 1993; è sposato con un’italiana e ha due figli di 3 e 7 anni. A Natale voleva far conoscere ai suoi genitori il nipotino più piccolo, ma ha dovuto annullare il viaggio perché – spiega – da quando il suo piccolo bar in via del Pratello è stato colpito dall’ordinanza di chiusura anticipata alle 22, non ci sono più soldi.
Fino al 6 novembre scorso incassava 250 euro al giorno con la sua attività; nell’ultimo mese, dopo l’ordinanza ne guadagna 5, 10 al massimo ogni giorno.

Da domani mattina, ogni giorno dalle 10 alle 19 Abdel si trasferirà in Piazza Maggiore, aspettando l’uscita del sindaco per offrirgli latte e datteri. “Il latte nella mia cultura purifica le anime, mentre i datteri stimolano pensieri e parole più dolci”, spiega Abdel che lamenta di essere stato vittima dell’ostilità dei residenti sin dal 2003, anno di apertura dell’attività: “avevano paura che portassi in via del Pratello i cammelli, dopo i cani dei punkabbestia! Ho trovato scritte offensive su Halla davanti al locale, ma ho anche dovuto subire controlli asfissianti da parte dell’amministrazione“.

Ed è proprio questo l’aspetto più dolente, spiega il suo avvocato Marina Prosperi: “Gli atti portati dall’amministrazione in Consiglio Comunale, per giustificare l’ordinanza, non erano una documentazione completa, ma una estrapolazione di alcune parti”. Un esempio per tutti: sono state presentate in Consiglio querele fatte dai residenti “ma non la remissione delle stesse, avvenuta pochi giorni dopo le querele” spiega l’avvocato. Le firme raccolte mesi fa dai residenti per la chiusura del locale sono in gran parte delle stesse persone che oggi firmano l’appello di Abdel perché l’ordinanza venga ritirata.

picture by Foread

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