I facchini fanno paura. Per Fico protocollo per “il buon lavoro”

eataly-ficoBologna, 11 ago. – Picchetti, scioperi selvaggi, cortei. Eventi all’ordine nel giorno nel mondo delle cooperative del facchinaggio, dove da due anni a questa parte i Si Cobas hanno aumentato sempre più la loro presenza denunciando paghe basse e coop spurie. Proteste che potrebbero verificarsi anche una volta aperto Fico, la fabbrica italiana contadina di Andrea Segré e Oscar Farinetti che, stando agli annunci, dovrebbe spalancare i cancelli ai turisti entro novembre 2015 e dare occupazione a 5000 persone, indotto compreso.

Per questo sindacati e organizzazioni datoriali stanno mettendo a punto un protocollo “sul lavoro buono”, come lo chiama il segretario della Cisl di Bologna Alessandro Alberani. “Servirà anche per non trovarci in situazioni così complicate come quelle che in cui ci siamo trovati negli ultimi anni”. I facchini Si Cobas non vengono citati,ma sono chiaramente il convitato di pietra del protocollo.

“La politica del massimo ribasso sugli appalti deve essere  abbandonata – spiega Alberani –  bisogna costruire un progetto per la sicurezza sul lavoro e soprattutto bisogna puntare a creare lavoro stabile“. Aspettando il  “Jobs act” del ministro Poletti, che secondo la Cisl potrebbe e dovrebbe introdurre strumenti utili a creare contratti a tempo indeterminato, il sindacato di via Milazzo pensa anche a una serie di paletti per garantire che la precarietà non dilaghi in Fico, cosa non impossibile considerando i dati dei primi mesi del 2014: a Bologna e provincia le assunzioni a tempo indeterminato sono sotto il 15% del totale.

“E’ una questione complessa – spiega Alberani – arriveranno aziende col loro personale, altre nasceranno e altre ancora saranno coinvolte dai gestori di Fico”. Per questo la Cisl pensa “a una sperimentazione introducendo anche criteri percentuali in alcuni settori – dice Alberani – per garantire più futuro ai giovani”. In buona sostanza Alberani vuole capire se c’è spazio per fissare un tetto ai contratti precari, come già dopo tutto succede in alcune aziende attraverso contratti integrativi aziendali. Altri strumenti da implementare saranno quello della formazione, per preparare già sui banchi scolastici i futuri lavoratori di Fico, e la clausola sociale, per dare garanzie a tutti quelli che al Caab già lavorano e che entreranno nell’orbita della fabbrica italiana contadina. Per metà settembre Alberani si aspetta la firma del protocollo che coinvolgerà i gestori di Fico e i sindacati confederali.

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In foto Alessandro Alberani, segretario metropolitano Cisl Bologna

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