L’imprenditore e l’immigrato. Occupanti uniti dalla crisi

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Uno degli occupati della palazzina ex Tim

Bologna, 5 dic. – Ad alcuni sembrerà la quadratura del cerchio, e in questo caso la responsabilità è tutta della crisi economica. Un piccolo imprenditore iscritto alla locale Camera di commercio da 20 anni finisce assieme ad un collettivo antagonista. A unire due realtà all’apparenza così distanti l’occupazione di un palazzo in via Fioravanti, a Bologna. Lui si chiama Stefano Venturi, bolognese di nascita e titolare di un’impresa di pulizia. Loro sono gli attivisti del collettivo Social Log, emanazione del centro sociale Crash. Sei mesi fa Social Log ha aperto uno “sportello per la casa” e in poco tempo sono state centinaia le persone che si sono fatte avanti. Ieri è arrivata l’occupazione in via Fioravanti di una palazzina inutilizzata da anni. Ad prendere possesso dell’immobile, hanno spiegato gli attivisti del collettivo, sono state 76 famiglie per un totale di quasi 300 persone. Decine i minori in età scolare.

“Da un anno e mezzo le cose per me sono andate sempre peggio – spiega Venturi – e alla fine non ho più potuto pagare l’affitto. Non mi è rimasta altra scelta che occupare assieme al figlio, 14enne autistico”. Continua l’uomo: “I servizi sociali mi hanno proposto una soluzione abitativa condivisa, ma mio figlio ha bisogno di uno spazio tranquillo tutto per sé. Per questo sono venuto qui”. Il contatto con Social Log? “Per un caso ho visto le loro locandine, poi ho partecipato ad una serie di assemblee e infine  mi sono deciso”.

La storia di Stefano non è un’eccezione. Delle 76 famiglie occupanti quelle italiane, spiegano da Social Log, sarebbero una decina. A fare la parte del leone sono migranti del Nord Africa, alcuni di loro però in Italia da decenni. Abdel Karim, 50 anni e 16 anni di contributi come muratore, ha perso il lavoro e non ha più potuto pagare l’affito. “Abitavo con i miei due figli a Castello di Serravalle (ora Valsamoggia, ndr). Degli amici mi hanno consigliato di rivolgermi a Social Log e ora sono qui. Spero che il Comune di Bologna trovi una soluzione per noi. Conosco molte persone che stanno in strada, ho un compaesano che dorme in un garage assieme ai suoi 4 bambini, fuori città”.

Abdel Karim arriva dalla Valsamoggia, ma la maggior parte degli occupanti sono bolognesi. “C’è chi ha la residenza – ha spiegato ieri Luca, attivista del collettivo – ma tantissimi pur vivendo sotto le Due Torri anche da anni non sono riusciti per vari motivi a prendere residenza. Ai servizi sociali sono invisibili”. “Colpa anche delle legge Bossi-Fini – sottolinea Fulvio, uno dei leader del centro sociale Crash – Non è così semplice prendere residenza in città, e così molti pur vivendo e lavorando a Bologna sono registrati negli uffici dei comuni della provincia, magari fissando la residenza da parenti o amici”. Il perché molti occupanti di via Fioravanti siano nordafricani ha una spiegazione tutto sommato semplice. L’attività politica di Crash e Social Log si intreccia da anni con le lotte dei facchini Si Cobas. Durante scioperi e picchetti hanno incontrato molto lavoratori della logistica, a grande maggioranza originari del Maghreb. La coesione delle varie comunità nord africane (tunisini, marocchini, ecc) ha fatto il resto, e le riuscite occupazioni bolognesi di via Mario de Mario e di Mura di Porta Galliera hanno convinto i dubbiosi.

La Cgil contro le occupazioni. “Ma sull’emergenza casa basta slogan, le istituzioni si muovano”

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