Ex Atlantide. Il Comune pensa alla ristrutturazione, ma non sa ancora cosa farci

Un momento dello sgombero di Atlantide il 9 ottobre 2015

Bologna, 23 giu. – Novità per il cassero di Porta Santo Stefano, vuoto e inutilizzato dallo sgombero di Atlantide del 9 ottobre 2015. In question time la consigliera di Coalizione Civica Emily Clancy ha chiesto perché “a distanza di più di un anno e mezzo l’immobile sia inutilizzato e all’interno, a quanto risulta, non siano stati avviati lavori di ristrutturazione”. La risposta è arrivata dall’assessora ai lavori pubblici, Virginia Gieri. Gieri ha spiegato come siano stati stanziati 300 mila euro come prima tranche della futura ristrutturazione, ma ha anche aggiunto come non sia ancora stata decisa la destinazione futura dell’immobile.

Sul caso Atlantide è arrivata recentemente anche l’archiviazione del sindaco Merola, all’epoca messo sotto pressione dalla destra del Santo Stefano con esposti e con l’accusa di omissione in atti d’ufficio per non aver proceduto immediatamente alla liberazione dell’immobile. Il giudice per le indagini preliminari Domenico Panza ha sottolineato più volte il margine di discrezionalità dell’amministrazione, legittimata alla trattativa anche dopo aver inviato la sfratto ai collettivi di Atlantide. Tutti gli atti sono stati comunque trasmessi alla magistratura contabile per la valutazione di eventuali danni erariali.

“Sull’immobile – ha risposto Gieri nel question time- è stato redatto uno studio di fattibilità. Tale studio ha fatto emergere, però, alcune criticità legate alle dimensioni contenute del fabbricato e alle sue caratteristiche. I locali, infatti, sono distribuiti su due piani. Al piano terra lo schema distributivo è frammentato: a fronte di una altezza di circa 5.60 metri, i singoli vani hanno superfici piuttosto ridotte. Il primo piano è composto da un unico vano di circa 50 metri quadri. Oltre a tutto ciò, una scala poco agevole connette i due livelli. L’edificio è sottoposto a vincolo di tutela, secondo il decreto legge 42/2004, e deve essere pertanto essere sottoposto alla Sovrintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio, per cui il superamento di tutte le criticità descritte comporta una serie di approfondimenti progettuali ancora in corso, molto delicati e non di facilissima risoluzione. Sono ancora in corso le attività istruttorie per individuare la destinazione d’uso dell’immobile. Si precisa inoltre, per quanto attiene lo sgombero, che esso è stato attuato in quanto si trattava di occupazione senza titolo. Vorrei qui ricordare, visto che la consigliera richiama il fatto che la struttura era occupata da una ventina d’anni, che in effetti è dal 1999 che la struttura aveva il collettivo Atlantide, in realtà erano tre realtà diverse che collaboravano. Dopodiché, nel 2008 fu istituita una convenzione con il quartiere che è scaduta però nel 2011. Nel 2011 è stato fatto un bando pubblico, come per molti immobili pubblici e quel bando pubblico non fu vinto dall’associazione di cui stiamo parlando, anzi dal collettivo di cui stiamo parlando. Dal 2011 al 2015 non c’era titolo a stare all’interno di quella struttura. Quindi la ratio prima dello sgombero era quella.  Ovviamente c’è l’interesse dell’Amministrazione, in primis del quartiere, ma dell’Amministrazione tutta, di non mantenere quell’immobile in quelle condizioni, di trovare le risorse. Anzi, aggiungo che in sede di approvazione del primo adeguamento del Programma dei Lavori Pubblici è stato inserito con codice di intervento numero 5695 il progetto di riqualificazione del Cassero di porta Santo Stefano, a fronte di un investimento di competenza dell’Area Cultura e Rapporti con l’Università di 300.000 euro, all’incirca, come prima tranche di finanziamento necessario. Questo per confermarle che è scritto nero su bianco l’interesse dell’Amministrazione a ristrutturare quell’immobile, che oltre tutto, pur essendo all’interno così complicato come sistemazione dei vani è certamente un immobile di pregio e bellissimo”.

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