Eutanasia di una squadra

La serie B “conquistata” dal Bologna quest’anno non solo è giusta: è sacrosanta.
A dirlo c’è tutto: i numeri , con il peggior attacco, il minor numero di gol segnati e di partite vinte.
Lo dice il gioco, o meglio il non-gioco, offerto dalla squadra che ha dimostrato limiti tecnici evidentissimi ma anche caratteriali.
Ma soprattutto c’è una gestione societaria suicida. Il campionato era iniziato male, malissimo, e si vedeva che il Bologna era una squadra debole e perforabile da rinforzare appena possibile. La situazione di generale mediocrità ha però tenuto a galla i rossoblù fino a gennaio. A quel punto Guaraldi già pesantemente colpevole per le cessioni effettuate in estate e per i sostituti non all’altezza, comprati in saldo, dopo aver cacciato Pioli e preso Ballardini ha pensato bene di vendere l’unico giocatore di talento, Diamanti, a mercato chiuso.
Ha incassato senza aver più la possibilità di fare acquisti. Da lì in poi la siccità offensiva è diventata aridità totale: solo 8 i gol segnati dal Bologna nelle 15 partite giocate senza il fantasista, di cui due su rigore.

Questa retrocessione è meritata e ha un nome: Albano Guaraldi, con la sua incompetenza e la sua avidità. In un campionato così mediocre si è visto infatti che sarebbe bastato poco per risalire la china, ma il padrone del Bologna ha fatto di tutto per indebolire la squadra: il Bologna si è così dimostrato la peggior compagine della serie A, peggio anche di Livorno e Catania, perché tutto sommato – anche se sono retrocesse  – hanno avuto almeno un sussulto, uno scatto d’orgoglio.
Il Bologna mai, per impotenza e per ignavia, per modestia tecnica imbarazzante, non ha mai fatto un passo avanti, anzi, ha buttato tutto quanto poteva, compreso il facilissimo successo che il Genoa gli aveva gentilmente messo davanti domenica scorsa.

L’epilogo dunque non poteva che essere questo, e forse è meglio che l’eutanasia sia arrivata ora, senza prolungare l’agonia fino alle 22 e 30 di domenica prossima: visti i risultati di oggi delle concorrenti sperare che questa squadra che per 75 minuti  non  riusciva a mettere sotto un Catania in 10 uomini battesse la Lazio in trasferta era pura follia.

Adesso però bisogna guardare al futuro, che sarà sicuramente mesto, ma che potrebbe essere foriero di resurrezioni o di ulteriori sventure: Guaraldi deve cedere le quote quanto prima a qualcuno che abbia sostanze e competenze per gestire un business complesso e rischioso come il calcio. Non sarà facile, ma il rischio imminenente, se resta questa compagnia di improvvisati cialtroni a gestire il Bologna, è il fallimento del club e la fine del calcio in città.
Viceversa con un cambio societario e una totale rifondazione tecnica si può fare come Atalanta, Torino e recentemente Palermo, che dopo un anno di purgatorio sono tornate in serie A.

Buona fortuna a tutti noi.

Paolo Soglia

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