EMA: “Tantissime idee in quarantacinque minuti”

EMA

27 mag. – Il suo ultimo album, The Future’s Void, è stato passato molto sulle nostre frequenze, ed è anche stato disco della settimana di Class: il terzo lavoro di EMA, nome d’arte di Erika M. Anderson, ci ha davvero colpiti, e a ragione. Rifiutando una strada comoda, la musicista americana ha presentato al mondo un paio di mesi fa dieci brani intensi e molto diversi l’uno dall’altro. Attesa questa sera per una data all’Hana-Bi, Erika ci ha detto al telefono poco fa a Maps che fare un disco così variegato era esattamente la sua intenzione: “Devo sperimentare sempre: ci sono delle persone che creano un album intorno a un’idea, io voglio metterne tantissime in quarantacinque minuti”. Un bel rischio, considerando che in questo modo si è esposti a critiche relative all’incoerenza o alla mancanza di coesione. “Non mi importa”, ha chiosato la nostra ospite.

Abbiamo discusso con Erika anche della prospettiva femminile: in diversi brani dell’album è quello il punto di vista assunto e le abbiamo chiesto cosa volesse dire essere una donna nel mondo musicale nordamericano. “Non ci sono troppi problemi, ma ogni tanto cozzo contro alcuni pregiudizi“: l’esempio che ha usato EMA è stato relativo al suo primo disco, talvolta sbrigativamente liquidato come “ragazza ferita elabora storia d’amore passata”. Eppure The Future’s Void ha talvolta un piglio molto duro nei confronti del mondo d’oggi, talvolta considerato nella sua componente (iper)tecnologica. Anche qua, però, ci sono state delle incomprensioni: “Non critico la rete e la tecnologia: può essere una grande opportunità per molti”. C’è da dire, però, che la nostra ospite è stata colta dalla nostra intervista in una situazione di grande serenità e bellezza, dopo avere attraversato la nostra Regione fino al mare. “Amo il mondo reale, quello di cui parla il disco: amo la sabbia su cui sto e il mare vero che ho davanti”.

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