E alla fine i giornalisti non entrano

23 apr. – C’erano diversi giornalisti davanti al Centro di identificazione ed espulsione di via Mattei a Bologna pronti ad entrare assieme alla delegazione della campagna “LasciateCIE entrare”. C’era chi, come la collega Laura Pasotti di Redattore Sociale, aveva ricevuto un’autorizzazione scritta dalla Prefettura ma non ha potuto varcare i cancelli perché le è stato detto che doveva inviare un altro fax. E anche noi di Radio Città del Capo siamo in attesa di un’autorizzazione per cui abbiamo dovuto inviare due volte lo stesso fax. Ma non era stata abolita la circolare Maroni?

Questa volta a parte le telecamere della Rai a nessuno è stato concesso di entrare. Sono rimaste fuori anche Silvia Bonaccini della Gazzetta di Modena che ha fatto richiesta come referente della campagna LasciateCIE entrare e la free lance Alessandra Testa. Eppure la scorsa notte c’è stata una rivolta, sarebbe stato importante documentare cosa è accaduto. Senza pregiudizi, semplicemente facendo il proprio lavoro.

I CIE continuano a rimanere dei buchi neri, luoghi poco trasparenti dove le vite delle persone si fermano in un limbo difficile da sopportare e che ora dura fino a 18 mesi. All’interno dei centri si trovano regolarmente persone che non dovrebbero stare nel CIE; ad esempio le donne vittime di tratta che hanno fatto richiesta di articolo 18. I giornalisti chiedono solo meno lentezza nei doverosi controlli che devono essere esercitati dalla Prefettura. Per non attendere settimane prima di poter entrare e magari sentirsi rimpallati tra un fax e un altro.

 

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