“Dopo la legge Fornero 12.500 licenziamenti in più”

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24 lug. – E’ entrata in vigore nel luglio del 2012 ma gli effetti della riforma Fornero si possono già quantificare: in Emilia Romagna aumentano i licenziamenti individuali e crollano gli inserimenti perché il calo dei contratti a tempo non si trasforma in lavoro stabile.

I dati sono quelli del neo Osservatorio regionale sul lavoro di Cgil e Ires e mostrano un quadro a dir poco preoccupante. Sono 280mila le persone in disagio occupazionale: disoccupati, lavoratori in mobilità e inattivi disposti a lavorare; il 65% di loro non ha nessun tipo di supporto al reddito.

La riforma Fornero, spiegano da via Marconi, “non ha prodotto l’annunciata crescita dei volumi di avviamento al lavoro”, al contrario: nel 2012 si registra il saldo peggiore degli ultimi 5 anni. I contratti a tempo determinato non sono stati stabilizzati, mentre crollano i collaboratori a progetto e il lavoro intermittente. I licenziamenti individuali sono stati 70mila, 60mila spiegati dal “giustificato motivo oggettivo”, 12.500 in più rispetto al 2011 (14.787 se si considerano solo quelli per giustificato motivo oggettivo). Un effetto dietro cui, secondo il segretario regionale Cgil Vincenzo Colla, si rivela l’effetto della riforma dell’art. 18 e che nel 2013 potrebbe mostrare conseguenze ancor più pesanti. Mentre i licenziamenti collettivi (7mila) portano tutti all’iscrizione nelle liste di mobilità, dei 70mila licenziamenti individuali questo succede solo per 20mila. Un diritto che non viene reclamato e che fa interrogare i sindacalisti, preoccupati dell’effetto “scavalcamento“. “Queste persone non si sentono rappresentate da nessuno e ciò potrebbe portare a conseguenze sconosciute” dice Colla.

Immagine  Attribuzione Alcuni diritti riservati a kekko64

 

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