Disturbi specifici dell’apprendimento, Aid: “Nessun allarme: si va verso una stabilizzazione”

10 lug. – Pochi giorni fa sul sito del Miur sono stati pubblicati i dati relativi agli studenti con Dsa, Disturbi specifici dell’apprendimento nelle scuole statali, paritarie e non paritarie. I dati fanno riferimento all’anno scolastico 2017/2018. Il numero di alunni con DSA sul totale dei frequentanti è costantemente cresciuto, passando dallo 0,7% del 2010/2011 al 3,2% del 2017/2018. Significa che le certificazioni sono state 276.109, su una popolazione studentesca di quasi 8 milioni e 600 mila persone.

La tendenza si conferma anche in Emilia-Romagna, tanto che pochi giorni fa Stefano Versari, direttore dell’Ufficio scolastico regionale, ha messo in guardia: alla base di questa crescita, ha spiegato, potrebbero esserci certificazioni non del tutto corrette. Nello specifico, Versari ha sottolineato come le “osservando il fenomeno dal punto di vista della scuola, si ha l’impressione che, seppure in misura probabilmente minoritaria, venga definito come disturbo anche l’aumento delle difficoltà di apprendimento conseguenti a sofferenza, disagio, realtà sociali e vissuti depauperati”. Tradotto, potrebbe capitare che un disagio sociale e familiare sia confuso con un disturbo specifico dell’apprendimento. Secondo il direttore dell’Usr, tra l’altro, “una situazione simile si verifica per la disabilità. Oggi vengono considerati ‘disabili’ ragazzi che anni fa, con ogni probabilità, non sarebbero stati considerati tali”.

A Linfe questa mattina abbiamo avuto ospite Enrico Savelli, psicologo e formatore tecnico di Aid, l’associazione italiana dislessia. “È vero, il numero di studenti con Dsa è cresciuto, ma dal nostro punto di vista non c’è nulla di strano o allarmante. Peraltro, ci sono dati discordanti: alcuni dati scientifici stimano che il 3,5% per cento degli studenti abbia il disturbo di lettura. Se a questo dato sommiamo altri disturbi specifici, come la discalculia, la disgrafia e la disortografia, la percentuale dovrebbe arrivare al 5%. Non dimentichiamo, poi, che la legge che norma questo contesto è del 2010 (la 170 del 2010, Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico, ndr): prima di quell’anno le diagnosi non si facevano. Se poi le statistiche presentano percentuali positive stratosferiche, è anche perché se, in 10 anni, passi da zero a tre, beh, la percentuale sarà elevatissima, ma si partiva da una situazione di mancato riconoscimento del fenomeno”.

Savelli sottolinea anche l’importanza di non leggere il dato totale, ma di concentrarsi sull’incidenza, vale a dire sul numero di nuove certificazioni ogni anno rispetto al volume complessivo delle certificazioni: “In questo modo ci si renderebbe conto che si va verso una stabilizzazione”.

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“Linfe. Salute, sanità, sociale” è una trasmissione di Ambra Notari e Giovanni Stinco. Nella sua versione estiva, va in onda il mercoledì alle 11.30 su Radio Città del Capo.
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