Dietrofront del Teatro Comunale. Si procede ai tagli

teatro comunale

Bologna, 29 nov. – Alla fine la decisione è stata quella di aderire al piano di risanamento. Il Cda del Teatro Comunale, a sorpresa, ha accantonato l’ipotesi del pareggio di bilancio, proposta dal sovrintendente Francesco Ernani.

Ora è necessario che entro 90 giorni dal 7 ottobre, cioè entro i primi di gennaio, venga presentato un business plan che preveda pareggi di bilancio per i prossimi anni, e dimostri che il Teatro non farà nuovi debiti e manterrà produzioni di livello. Lo scorso 31 ottobre gli scenari erano diversi: si seppe che il Teatro comunale era orientato a dire ”no” al piano di risanamento al prezzo di un taglio fino al 50% del personale; puntava a pareggiare i bilanci da qui al 2014, in modo da ottenere un bonus del 5% del Fondo unico per lo spettacolo destinato alle Fondazioni lirico sinfoniche virtuose.

In cda erano state illustrate le due possibili vie da seguire: un piano di risanamento (che introduce, appunto, tagli all”organico), oppure la ricerca di pareggi di bilancio, col rischio che, in caso di mancato raggiungimento dell”obiettivo, il Teatro finisca in liquidazione coatta. Si disse che era stata scelta la seconda via: una strada scivolosa ma possibile grazie all”arrivo dell’immobile di via Oberdan da parte del Comune. Secondo alcune indiscrezioni, è il Comune ad aver fatto pressione per arrivare a questa scelta nel timore che il Teatro non ce la facesse a camminare con le proprie gambe.

Per la Cgil il piano di risanamento è una novità “dolorosa”, frutto di “una legge sbagliata” (il decreto del Governo che interviene sulle fondazioni lirico sinfoniche). Alessio Festi, esponente della Camera del lavoro, lo mette subito in chiaro: “Siamo contrari alle riduzioni del personale. Al massimo si può valutare il blocco del turnover esaminando posizione per posizione”. Ma guai a dire che si può arrivare a dimezzare l’organico del Teatro perché “non si può mettere il Teatro in condizioni di non funzionare” togliendogli metà del suo personale, “si fa prima a metterlo in liquidazione“, avverte Festi.

Sta di fatto che la strada del risanamento è obbligata: “C’è l’esigenza di mettere sotto controllo l’esposizione debitoria del Teatro per evitare che sia messo in liquidazione”, ma questo presuppone “un percorso molto complicato- dice Festi- dovremo aprire un confronto e cercare di raggiungere un accordo che magari non segue i criteri dettati dal Governo ma che è una scelta condivisa a livello territoriale da provare a far approvare al ministero”. Insomma, bisogna provare a non subire il diktat romano dei tagli. Il margine è strettissimo: oltre alla riduzione del personale viene previsto l’azzeramento della contrattazione di secondo livello, ma a Bologna i dipendenti hanno già rinunciato ai premi aziendali. Insomma, c’è poco su cui raschiare e molto in gioco. “Con il sindaco Merola abbiamo condiviso la valutazione che il Teatro è un pezzo del welfare cittadino così come abbiamo condiviso- riferisce Festi- una valutazione negativa dei provvedimenti del Governo: siamo costretti a fare l’operazione di risanamento, ma è davvero incredibile che il ministero metta in difficoltà il Teatro”.

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